Visualizzazione post con etichetta Vaiani Cesare fra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vaiani Cesare fra. Mostra tutti i post

venerdì 3 aprile 2015

San Francesco e la Pasqua


Se proviamo a ricercare nella Scritti  di san Francesco quando e come egli parli della Pasqua, emerge una certa qual assenza di riferimenti espliciti alla risurrezione.
La parola resurrezione (resurrectio), infatti, ritorna una sola volta, per indicare la scadenza che pone fino al digiuno quaresimale ("fino alla resurrezione del Signore"), e quindi con un significato poco rilevante per la nostra indagine; mentre il verbo risorgere (resurgo) ritorna una volta sola, nel salmo di nona dell'Ufficio della Passione, questa volta però con un versetto significativo.
Anche la parola Pasqua (Pascha) ritorna solo due volte, una per indicare ancora la fine del digiuno quaresimale, ed una volta per indicare il gesto di Gesù, che "prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli e, prendendo il pane rese grazie, lo benedisse..." e quindi con un significato piuttosto riferito all'eucaristia. 
La prima impressione è quindi quella di una certa assenza del riferimento esplicito al tema della resurrezione: anche quando Francesco (un paio di volte negli Scritti) fa una specie di riassunto della storia di Gesù, non fa cenno esplicito alla resurrezione e insiste piuttosto sulla sua morte per noi. D'altra parte, è ovvio che Francesco conosce e crede la realtà della risurrezione del Signore; ma piuttosto che affermarla direttamente, egli preferisce dichiararla implicitamente, parlando molte volte del Signore glorioso e risorto, colui che oggi è vivente e salvatore. In articolare Francesco è convinto che due aspetti contraddistinguano la presenza di cristo vivente oggi: egli parla nel Vangelo ed è presente e agisce nell'eucaristia. La parola (soprattutto il Vangelo, ma in verità tutta la Bibbia) e il sacramento dell'eucaristia, infatti, sono costantemente presenti nell'esperienza di Francesco, e ad essi egli si riferisce esplicitamente molte volte.
L'espressione "come dice il Signore nel Vangelo" ritorna innumerevoli volte negli Scritti, in particolare nelle Regole; in tale espressione bisogna notare che  il verbo usato da Francesco è sempre rigorosamente al presente (dice, non disse), perché è oggi che Cristo parla nel Vangelo e non si tratta del ricordo di quanto egli disse tanto tempo fa, quanto di ciò che egli oggi dice a chi lo ascolta con fede. Egli può parlare oggi semplicemente perché è il risorto, e dunque è vivo oggi.  Un episodio biografico che bene illustra questa convinzione di Francesco è quello narrato dal Memoriale (Vita seconda) del Celano, dove alla domanda di Bernardo, che vuole condividere la sua vita e gli chiede cosa fare, Francesco risponde: "Prendiamo il libro del Vangelo e chiediamo consiglio a Cristo"; la triplice apertura del Vangelo gli rivela la volontà di Cristo proprio perché egli è il risorto, vivente e parlante nell'oggi di ogni credente.
L'altra forma di presenza del risorto è legata all'eucaristia; ed è il passaggio dall'attenzione alla presenza di Cristo nel Vangelo a quella nel sacramento è più che legittimo, perché ritorna spesso nei testi di Francesco e perché è in profonda sintonia con la fede cristiana. Tra i diversi testi nei quali Francesco parla dell'eucaristia fermiamo l'attenzione sulla Lettera a tutto l'Ordine, dalla quale riprendiamo alcune espressioni che fanno intendere che la presenza del Cristo nell'eucaristia è la presenza del risorto vivente oggi:
"Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo; se il Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo! Tutta l'umanità trepidi, l'universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. [...] Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, l'uno, per amore di carità, si accontenti dell'ascolto della celebrazione dell'altro sacerdote, poiché il signore Gesù Cristo riempie presenti ed assenti che sono degni di lui. Egli, infatti, sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen."
In questo testo possiamo sottolineare che la presenza di Cristo nell'eucaristia rimanda anzitutto a "Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo"; si tratta di un riferimento esplicito alla condizione gloriosa del risorto, attribuita al Cristo presente nel sacramento. Saggiamente, l'ultima edizione delle Fonti Francescane ha preferito tradurre il latino victurum con vivente piuttosto che con vincitore: il vocabolo latino permette tutte e due le versioni, perché victurus è participio futuro sia di vivere che di vincere, ma nel nostro caso l'opposizione a morituro sostiene questa interpretazione. 
Anche l'invito ad un'unica celebrazione della Messa conduce Francesco ad affermare l'azione attuale di Cristo, che agisce nel presente, perché "uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito". Non solo nell'eucaristia è presente il Signore risorto, ma la sua presenza e azione ci permette di entrare in comunione vera con tutta la santa Trinità. 
In questa Pasqua 2015, anche noi ascolteremo la parola del Vangelo e potremo accostarci al sacramento dell'eucaristia: Francesco ci insegna che questi sono i mezzi con cui il Risorto si fa presente oggi per noi.
Quale grazia ci è donata con la Parola e il sacramento: poter incontrare il Risorto! Nasce nel cuore lo stupore e il rendimento di grazie per un tale dono; e forse anche un po' di gratitudine verso il nostro fratello san Francesco, che ci aiuta a scoprire un tale mistero.
fr. Cesare Vaiani
Tratto da Sant'Antonio
BOLLETTINO DEL SANTUARIO
 DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
N.1 MARZO 2015
(in distribuzione presso il santuario)



lunedì 15 dicembre 2014

ORARI DELLE CELEBRAZIONI NELLE FESTE NATALIZIE 2014/2015 -SANTUARIO SANT'ANTONIO DI MILANO - Raccolta straordinaria natalizia 28 -31 dicembre 2014

ORARI DELLE CELEBRAZIONI NELLE FESTE NATALIZIE 2014/2015



IL NATALE DI FRANCESCO


Come viveva il Natale Francesco d'Assisi? Per dare una risposta a questa domanda, dobbiamo tenere presenti i racconti dei biografi, tra cui eccelle il famoso episodio del Natale di Greccio, ma soprattutto leggere con attenzione gli Scritti di francesco, là dove, in modi diversi, viene evocato il misero dell'incarnazione. In un breve articolo non si può certamente fare tutta questa ampia analisi di questi testi fondamentali, ma se vogliamo tentare di tirare le fila di un tale percorso, possiamo partire da una affermazione che può sembrare ovvia: per Francesco il Natale è il Natale del Signore. Al centro della sua attenzione è il Signore Gesù, il Figlio di Dio che prende "la vera carne della nostra umiltà e fragilità". Mentre siamo spesso tentati di fare del Natale una festa della solidarietà o dell'amore, una festa della famiglia o dei buoni sentimenti, Francesco ci ricorda con forza che il senso di questa festa è anzitutto la nascita del Figlio di Dio. si tratta di un messaggio importante: al centro è Dio e la sua scelta di diventare uomo, e solo in un secondo momento, a partire da questo solido nucleo di fede, potrà venire tutto il resto, buoni sentimenti compresi.
Posto questo solido fondamento "teologico", la maniera con cui Francesco guarda il mistero è caratteristica: egli viene colpito soprattutto dalla povertà di Gesù e di sua madre, dalla scelta di abbassamento che si manifesta nella greppia di Betlemme (e che vuole riprodurre visibilmente a Greccio), una scelta che si realizza allo stesso modo in tutta la vita di Gesù "che fu povero e ospite e visse di elemosine, lui e la beata Vergine e i suoi discepoli" e che si manifesta ugualmente oggi davanti ai nostri occhi nell'eucarestia, mistero dell'umiltà di Dio" e prolungamento dell'incarnazione. Ogni volta che Francesco si accosta al pane consacrato, egli contempla nuovamente il farsi carne del Figlio di Dio, "colui che totalmente a noi si dona" e davanti al quale l'unica risposta può essere un dono altrettanto totale, nella espropriazione radicale.
Questa attenzione all'immagine di Dio che si fa "minore", cioè più piccolo, che "è nato lungo la via e deposto in una mangiatoia, poiché non c'era un posto nell'albergo" (Ufficio della passione, salmo XV, 7: FF 303) gli fa apprezzare la bellezza dell'umiltà e della semplicità e si esprime in una "estetica della povertà", che risplende magnificamente nella notte del Natale di Greccio. Non è esagerato parlare di una concezione estetica, perché in quell'episodio c'è una chiara percezione della bellezza, che consiste in quella "semplicità, povertà, umiltà", che richiama "la nascita del Re povero e Betlemme città piccolina". Tale bellezza genera un godimento,cui Francesco è sensibile, e che egli gusta con tutti i suoi sensi, nel grato stupore della vista, nella dolcezza del gusto e del tatto, nella gioia canora dell'udito. L'estetica della povertà trova a Greccio la sua solenne celebrazione.
Tutto questo provoca dunque in Francesco l'emozione e la gioia dei sensi spirituali, suscita in lui la piena degli affetti, ma soprattutto diventa in lui esperienza di vita vissuta: egli sa di essere "figlio del Padre, fratello sposo e madre del Signore Gesù", con una maternità che si esprime in "opere sante" e che risplende agli altri in esempio. Queste ultime espressioni, che si trovano nella sua Lettera ai fedeli, mostrano che, secondo Francesco, la nascita del Figlio di Dio non avviene solo in Maria, ma deve compiersi in ognuno di noi, chiamato ad essere "madri" del Signore Gesù. Nel salmo del Natale, dell'Ufficio della Passione egli conclude la sua prolungata lode contemplativa del mistero dell'incarnazione con queste parole: "Portate in offerta i vostri corpi e caricatevi sulle spalle la sua santa croce e seguite sino alla fine i suoi comandamenti". La contemplazione del mistero di Betlemme genera anzitutto la lode, ma questa lode non è sterile, fiorisce nella sequela fedele del Signore e partorisce opere sante che "devono risplendere in esempio". Francesco non si accontenta di guardare con ammirazione il mistero del Natale, ma sente di volersi coinvolgere concretamente con la sua stessa vita e con il suo agire.
Le opere sante e l'esempio che risplende per gli altri ci mostrano un ultimo tratto del sentire di Francesco, che spiega anche l'episodio di Greccio o il suo desiderio, ricordato dai biografi, di rivolgersi all'imperatore perché decretasse la distribuzione, nel giorno del Natale, di viveri per tutti, uomini e animali: Francesco sente profondamente che la gioia del Natale va condivisa. Egli non può tenere per sé tale profonda esultanza, e deve annunciarla a tutti, nell'invenzione di quella notte "sceneggiata" per tutti gli abitanti della vallata di Greccio o nell'invito ripetuto e cantato delle antiche parole del salmo: "Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore la gloria e l'onore; date al Signore la gloria per il suo nome".
La gioia del Natale è contagiosa e va condivisa, soprattutto con gli ultimi e i poveri, che sono gli amici di Dio.
E' questa gioia condivisa, annunciata e vissuta da Francesco, che vi auguriamo anche in questo Natale, che ha tanto bisogno di solidarietà e di condivisione.
Fra Cesare Vaiani


Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 4/2014 -  OTTOBRE-DICEMBRE
in distribuzione presso il Santuario.

giovedì 9 ottobre 2014

Milano, giovedì 16 ottobre 2014 - Corso di Spiritualità Francescana "La via di Francesco" guidato da fra Cesare Vaiani - Centro Qiqajon, Via Carlo Farini 17

     Ogni terzo giovedì del mese alle ore 21,00, a partire da giovedì 16 ottobre 2014, e fino a maggio 2015,  si terrà un 

Corso di spiritualità francescana

"La via di Francesco"

     Si tratta di un ciclo di appuntamenti dedicati all'approfondimento della figura di san Francesco d'Assisi e del suo carisma guidati da fra Cesare Vaiani.


     Sede degli incontri sarà il Centro Qiqajon di via Carlo Farini, 17 di fronte al Santuario Basilica di Sant'Antonio di Padova di Milano (occorre attraversare la strada sulla quale si trova la chiesa).

     Mezzi di trasporto: Stazione FS Milano Porta Garibaldi, Passante ferroviario Milano Porta Garibaldi, M2 Porta Garibaldi, M5 Porta Garibaldi, ATM linee 2, 4, 7, 37,  fermata Farini/Ferrari.







sabato 8 marzo 2014

Santa Pasqua 2014 - Verso la Pasqua con San Francesco



VERSO LA PASQUA CON SAN FRANCESCO

Stiamo vivendo i giorni santi della Quaresima che ci conducono alla Pasqua, centro dell'anno liturgico e della fede cristiana. Può essere utile per noi osservare che anche al cuore dell'esperienza spirituale di san Francesco troviamo la Pasqua del Signore. Ciò non può stupirci: se è vero che la Pasqua è il centro della vita cristiana, non possiamo aspettarci di trovare qualcos'altro anche nell'esperienza più profonda e più intima di quei grandi amici di Dio che furono i santi.
In particolare, la vicinanza di Francesco al Signore crocifisso e risorto si manifesta con chiarezza negli ultimi anni della sua vita, quando egli era ormai molto malato e carico di preoccupazioni e problemi legati alla gestione della fraternità che era nata intorno a lui; in questo contesto di sofferenze del corpo e dello spirito, il Signore lo volle rendere partecipe in maniera più intima della propria passione e della propria resurrezione, con il dono misterioso delle stimmate, che Francesco ricevette sul monte della Verna, durante la visione misteriosa di  un serafino crocifisso. Così narra il primo biografo, Tommaso da Celano (1 Cel94; FF 484).


Gli  apparve un uomo, in forma di Serafino, con le ali, librato sopra di lui, con le mani distese ed i piedi uniti, conflitto ad una croce. Due ali si prolungavano sopra il capo, due si dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo.
A quell'apparizione, il beato servo dell'Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il significato. Era invaso anche da viva gioia e  sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell'acerbo dolore della passione. Si alzò, per così dire, triste e lieto, poiché gaudio e amarezza si alternavano nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato.
Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso.
Uno dei tratti singolari di questa esperienza mistica di Francesco è il fatto che egli non ebbe  la visione semplicemente del crocifisso, ma di un "serafino crocifisso", o di un "crocifisso in forma di serafino": si tratta di un elemento caratteristico, che ritorna in tutte le testimonianze degli antichi biografi, e che crediamo possa rimandare al fatto che la sofferenza della passione (rappresentata dal crocifisso) non può mai essere disgiunta dalla beatitudine della resurrezione (simboleggiata dalla figura gloriosa del serafino).
Siamo così ricondotti ad un tratto importante della nostra fede: se guardiamo alla Pasqua del Signore, non si può mai considerare soltanto la croce o soltanto la resurrezione, isolare il mistero della morte di Cristo da quello della vita che in lui trionfa: essi si trovano indissolubilmente congiunti, nella vicenda di Gesù come nella vita di ogni cristiano (e anche nell'esperienza di san Francesco). Il mistero pasquale è proprio questa indissolubile unione di morte e resurrezione, di umiliazione e di trionfo, di passione e di gloria: mai l'uno senza l'altro, mai solo uno o solo l'altro. Ricordiamocelo bene: non si può guardare solo alla croce o solo alla resurrezione!
Anche la nostra vita cristiana deve riscoprire la feconda (e spesso difficile!) unione dei due elementi, che sembrano essere così contrastanti: solo in tal modo il nostro soffrire acquista un senso nuovo di resurrezione, ed anche il nostro gioire non rimane nella superficialità di una banale allegria da buontemponi, ma penetra in profondità fino alla gioia profonda e alla pace che nasce dalla pasqua.
Alla Verna, Francesco fa questa esperienza pasquale: è ricondotto al centro della sua fede, cioè alla Pasqua di Gesù, e le stimmate mostrano nel suo corpo i segni di un passaggio che è ben più profondo e interiore, cioè di una pasqua che tocca il centro della sua vita e che è il cuore di ogni vera esperienza cristiana. Se vogliamo trovare una immagine che esprima visivamente questa unità di morte e resurrezione possiamo pensare al Crocifisso di san Damiano: il Cristo è rappresentato in croce, ma vivo, con gli occhi ben aperti e l'atteggiamento serenamente dominatore. In lui si uniscono e sovrappongono l'aspetto del crocifisso e del risorto, ed è bello pensare che anche alla Verna la visione del Serafino crocifisso abbia ricordato a Francesco quell'immagine a lui così cara del Crocifisso di san Damiano, che aveva avuto una così grande importanza nella storia della sua conversione.  Francesco scenderà dalla Verna trasformato, non solo nel corpo ma anche nel cuore, perché così avviene ogni volta che ci accostiamo seriamente alla Pasqua di Gesù. 
Questa esperienza così profondamente pasquale, di morte e resurrezione, Francesco l'ha vissuta nella sua carne e ce la insegna ancora oggi con semplicità: pochi mesi dopo aver ricevuto le stimmate egli compose il Cantico di frate sole, che è la più bella e radiosa espressione di questa spiritualità pasquale. Per capire che anche in quelle parole, splendenti di gioia e di pace, si nasconde il mistero della pasqua di morte e resurrezione, dobbiamo ricordare che egli scrisse il Cantico durante un periodo di particolare infermità fisica, tormentato da una malattia agli occhi che oltre a renderlo quasi cieco e a rendergli insopportabile la luce, gli procurava anche grandi dolori; dopo una notte di particolari sofferenze fisiche, accentuate da una inspiegabile invasione di topi che avevano infestato la celletta dove giaceva, Francesco si rivolse al Signore chiedendo il suo aiuto, e ne ricevette la certezza di possedere il suo Regno.
La gioia per tale assicurazione divina suscitò nel cuore di Francesco le parole del Cantico che ben conosciamo: "Altissimo, onnipotente, bon Signore, Tue son le laude, la gloria e l'onore et omne benedizione... Laudato sie, mi' Signore, cun tutte le Tue creature...".
Sono parole che portano immagini di luce e di gioia (il sole, il fuoco, le stelle) e fa impressione pensare che provengono dalle labbra di un uomo ormai quasi cieco, provato dalla malattia e dal dolore. Ancor più, bisogna notare che la lode gioiosa per le creature si unisce al ricordo di quelli che sostengono "infermitate e tribulazione" e addirittura alla lode "per sora nostra morte corporale". Ancora una volta, nel Cantico di frate sole, ritroviamo le due componenti, indissolubilmente unite: il dolore e la gioia, la croce e la resurrezione. Le parole del Cantico sono le parole di chi ormai ha fatto pasqua con Cristo, che con Lui è stato sulla croce (e le stimmate avevano posto Francesco sulla croce del Signore) ma che con Lui è entrato nella vita nuova della resurrezione. 
E' con gli occhi del risorto che Francesco può guardare il mondo e riconoscerlo bello; è alla luce della pasqua di resurrezione che egli può dire che anche il sole "de Te, Altissimo, porta significazione". Le creature che Francesco contempla sono già i "cieli nuovi e la terra nuova" inaugurati dalla resurrezione di Cristo, contemplati nella luce della gloria perché Francesco è già passato attraverso la passione e la croce. Solo alla luce della Pasqua si può lodare il Signore anche per la morte!
Anche noi, in questi giorni di Pasqua, siamo invitati a far pasqua con il Signore: ad assumere le nostre croci, la nostra passione e infermità, magari la nostra malattia, per viverle insieme con il Signore: ed anche a noi sarà dato allora di gustare la gioia dolcissima della resurrezione, e ci ritroveremo occhi nuovi capaci di vedere la bellezza delle creature, e giungeremo perfino, come Francesco, a cantare "Laudato sie, mi Signore, per sora nostra morte corporale". E quando canteremo così, avremo davvero fatto pasqua.


fr. Cesare Vaiani
Tratto da 
Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 1/2014 -  GENNAIO - MARZO
in distribuzione presso il Santuario.



QUARESIMA E PASQUA 2014
Basilica Santuario S. Antonio di Padova - Milano





lunedì 9 dicembre 2013

FESTE NATALIZIE 2013 - Orari delle celebrazioni nel Santuario Basilica di S. Antonio di Padova , Via Carlo Farini, 10, Milano - FRANCESCO E IL PRESEPE DI GRECCIO

FRANCESCO E IL PRESEPE DI GRECCIO

Tutti conosciamo l'episodio del Natale di Greccio, quando Francesco volle celebrare in un modo nuovo la natività del Signore. Egli si rivolse ad un suo nobile amico, di nome Giovanni, signore della località di Greccio, e gli chiese di poter "vedere con gli occhi del corpo" la povertà e i disagi in cui era nato il Signore.


Fu dunque disposto il luogo per la celebrazione della veglia e della messa di mezzanotte, cui fu invitata la popolazione dei dintorni, che accorse festosa insieme ai frati, portando torce e fiaccole: si trovò una grotta, si dispose del fieno su una greppia che fungeva da altare, si collocarono accanto a quell'improvvisato altare l'asino e il bue, e si celebrò l'eucaristia, durante la quale Francesco stesso cantò il Vangelo e predicò su Gesù Re povero e su Betlemme città piccolina. Il racconto del biografo si conclude narrando anche la visione di un uomo presente, che vide Francesco risvegliare dal sonno un bambinello addormentato, prendendolo tra le braccia. 
Questo Natale che san Francesco volle celebrare a Greccio è spesso ricordato come l'invenzione del presepio. In verità, di un presepio piuttosto singolare si tratta: è infatti un presepio senza statue. Francesco fa preparare la grotta e la mangiatoia, fa condurre il bue e l'asino, e in quella "scenografia" viene celebrata l'eucaristia, sopra la mangiatoia.  E' l'eucaristia che sta al centro, e questo per una convinzione profonda di Francesco, sulla quale vale la pena di soffermarsi, perchè manifesta un aspetto importante del Natale, secondo l'intuizione del poverello.
Egli è infatti convinto che l'eucaristia ripete, in qualche modo, il mistero dell'Incarnazione, che contempliamo nel presepio di Betlemme; e su questo tema ritorna più di una volta nei suoi Scritti, che insistono su questo parallelismo tra incarnazione ed eucaristia.
Così Francesco si esprime nell'Ammonizione I (vv. 16-21: FF 144): "Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del padre sull'altare nelle mani del sacerdote". Secondo queste parole di Francesco, l'eucaristia riattualizza l'incarnazione nel grembo di Maria, con un chiaro parallelo tra i due eventi: "come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine".
Come l'incarnazione rende visibile il Dio invisibile, così avviene nell'Eucaristia, della quale più volte Francesco sottolinea che è il modo in cui è possibile "vedere corporalmente" qualcosa del Signore Dio (così nel Testamento 10: FF 113 o nella Lettera ai Chierici 3: FF207). La verità della carne di Cristo continua nel sacramento.; e la stessa fede che era richiesta ai contemporanei di Gesù per riconoscere in quella carne il Figlio di Dio, è richiesta oggi a noi per riconoscere nell'eucaristia il suo corpo e sangue. Quando parliamo di incarnazione, dunque, non è solo un fatto lontano: ci è accessibile anche oggi nell'eucaristia.
Accogliamo allora questo invito di Francesco a vivere il Natale di Gesù ogni volta che celebriamo l'eucaristia: per noi sarà un bel modo di condividere con san Francesco lo sguardo adorante e la gioia semplice che egli visse a Greccio.
Ma possiamo osservare anche altri aspetti che emergono dall'episodio di Greccio. Secondo Tommaso da Celano, il biografo che per primo ci narra quell'episodio, Francesco spiega così il suo intento al nobile amico Giovanni: "Se desideri che celebriamo a Greccio la presente festa del Signore, affrettati a precedermi e prepara diligentemente quanto ti dico. Voglio infatti far memoria del Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come fu posto sul fieno tra il bue e l'asino". Da queste parole, emerge che l'oggetto primo dell'interesse di Francesco è la povertà di Gesù e i disagi di quello straordinario neonato. La semplicità - povertà - umiltà che risplende nella scena di Greccio, prima ancora di essere quella di Francesco, è quella di Gesù. La povertà radicale, che affascina Francesco e che lo muove a mettere in piedi tutta questa "sceneggiata", è l'incarnazione del Figlio di Dio, che da grande e immenso si fa povero e piccolo.
Francesco ci invita così a lasciarci conquistare dalla povertà di Gesù: sarà questa la via per diventare anche noi un po' più poveri.
Le parole di Francesco manifestano anche la volontà di "far memoria" (il latino dice proprio "memoriam agere"), usando un'espressione che è tipica del mistero cristiano celebrato nella liturgia, quando obbediamo a Gesù che ci ha detto "fate questo in memoria di me". Si tratta di un compito essenziale della fede, che per certi versi è proprio un continuo far memoria del Signore Gesù. Il contrario della memoria è la dimenticanza, e sappiamo bene che il rischio dell'oblio è attualissimo, tipico del nostro tempo moderno: quella dimenticanza che si nasconde dietro la superficialità, l'esteriorità, l'incapacità di fermarsi che spesso contraddistingue la nostra vita travolta dagli impegni. Il proposito di Francesco, che voleva "far memoria" del signore nato a Betlemme, ci provoca e ci interroga: quanto la nostra fede è capace di far memoria del Signore nel tempo di oggi, con la stessa efficacia e creatività?
Merita attenzione anche il proposito, espresso da Francesco di "vedere con gli occhi del corpo" i misteri del Signore. Da questa esigenza nasce la volontà di rappresentare, con pieno coinvolgimento dei cinque sensi: la vista (le luci, le torce e le fiaccole di quella notte, l'ambientazione stessa della grotta, dell'asino e del bue), l'udito (i canti armoniosi dei frati e del popolo, il canto del Vangelo), il tatto (la visione del bimbo risvegliato e preso in braccio), addirittura il gusto (con Francesco che, secondo il biografo, si lecca le labbra ogni volta che pronuncia il nome di Gesù, quasi ad assaporarne la dolcezza). E possiamo pensare che anche l'olfatto avesse la sua parte, se non altro per la presenza degli animali accanto all'altare!  Coinvolgimento totale, di tutto l'uomo, di tutte le capacità sensoriali e recettive dell'uomo, un coinvolgimento che diventa annuncio ed evangelizzazione. Forse per noi è anche un invito a rivedere l'intellettualismo di tanti modi di annunciare il vangelo o anche di pregare. Siamo invitati da Francesco a non avere paura dei sensi, ma a sviluppare un sano rapporto con i nostri sensi, quelli corporei e quelli spirituali, scoprendo così che gli uni rimandano agli altri.
Il presepio di Greccio è anche un chiaro invito a lasciare più posto alla creatività e alla novità, senza aver paura di quel che non si è mai fatto: nessuno aveva mai celebrato il Natale in quel modo, eppure l'intuizione geniale di Francesco diventa generatrice, se non del presepio in assoluto, certo della capacità di dare corpo alla rappresentazione, come il genio cristiano ha saputo fare nel corso dei secoli, in tante forme artistiche. Dare spazio anche ai sentimenti, senza avvilirci in celebrazioni seriose, ma con la capacità di dar voce alla gioia e al canto, alla celebrazione festosa, alla bellezza, da godere con tutti i sensi.  E infine, forse soprattutto a noi francescani, ricorda anche che la povertà è bella: è anche esteticamente bella. A Greccio tutto parla di povertà, di semplicità, di mezzi molto poveri: eppure risplende sovrana la bellezza. Riusciremo anche noi a essere fedeli a questa "estetica della povertà" che Francesco ci insegna con eleganza e con semplicità, e che noi francescani siamo chiamati a testimoniare nel mondo di oggi, e anche nella chiesa di oggi, troppo spesso sovraccarica di inutili orpelli?


fr. Cesare Vaiani


Tratto da 
Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 4/2013 -  OTTOBRE -DICEMBRE
in distribuzione presso il Santuario.




CORO DI NATALE
Natale, Amore senza tempo

Coro dell'Università degli Studi di Milano Bicocca
Brani di G.P.da Palestrina, J. Pachelbel, G.F. Haendel, G. Fauré, G. Brahms, H. Berlioz, B. Britten, J. Rutter, 

Organo: Stefano Borsatto
Direttore: Alessandra Zinni

Domenica 15 dicembre ore 16,oo
Basilica di S. Antonio di Padova via Carlo Farini ,10 Milano

Ingresso libero






ORARI DELLE CELEBRAZIONI NELLE FESTE NATALIZIE 2013/2014

MARTEDI' 24 DICEMBRE
18,30 S. Messa prefestiva
23,15 Veglia di preghiera / 24,00 S. Messa della natività

MERCOLEDI' 25 DICEMBRE, NATALE DEL SIGNORE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina

DOMENICA 29 DICEMBRE, SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina


MARTEDI' 31 DICEMBRE
18,30 S. Messa di fine anno e canto del Te Deum 

MERCOLEDI' 1 GENNAIO, MARIA MADRE DI DIO
GIORNATA DELLA PACE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 
Dopo la messa vespertina, esposizione del Santissimo Sacramento, adorazione e celebrazione dei Vespri con canto del Veni Creator Spiritus.

DOMENICA 5 GENNAIO, II DOPO NATALE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina

LUNEDI' 6 GENNAIO, EPIFANIA DEL SIGNORE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina


Se vuoi fare un'offerta puoi utilizzare il CCP 23390206 - Convento sant'Antonio
via C. Farini, 10 - 20154 MILANO - tel.\ fax: 02-6551145





domenica 6 ottobre 2013

Milano, giovedì 20 febbraio 2014 ore 21,00 - Per conoscere Francesco d'Assisi - Incontro presso Centro Qiqajon, Via Carlo Farini, 17

Ogni terzo giovedì del mese alle ore 21,00, a partire da giovedì 17 ottobre 2013,  si terrà un incontro di formazione francescana, aperto a tutti, presso il Centro Qiqajon di via Carlo Farini, 17 di fronte al Santuario Basilica di Sant'Antonio di Padova di Milano (occorre attraversare la strada sulla quale si trova la chiesa).

Argomento degli incontri


Per conoscere  Francesco d'Assisi

Gli incontri saranno guidati da fr.   Cesare Vaiani, dell'Ordine dei Frati Minori del Convento Sant'Antonio di Padova Milano.

Mezzi di trasporto: Stazione FS Milano Porta Garibaldi, Passante ferroviario Milano Porta Garibaldi, M2 Porta Garibaldi, ATM linee 2, 4, 7, 37, 70 fermata Farini/Ferrari.






SAN FRANCESCO, UN SANTO

Durante l'anno noi cristiani celebriamo la memoria di numerosi santi, che segnano con le loro feste il calendario liturgico; le feste dei santi si inseriscono come aiuole colorate di fiori lungo la strada maestra del ciclo settimanale, centrato sulla domenica, festa primordiale della liturgia cristiana, e dei tempi liturgici, che dall'Avvento al Natale, dalla Quaresima al tempo pasquale, celebrano il mistero di Cristo Signore. 
Anche la festa di San Francesco è una di queste presenze di santi nella liturgia della chiesa, e come ogni santo anche Francesco ci rimanda al mistero di Dio, glorioso nei suoi testimoni. Il culto cristiano dei santi e della Vergine Maria, infatti, non è centrato sul santo stesso, ma sull'opera di Dio che nei santi si rivela in maniera eminente. I primi ad esserne consapevoli sono i santi stessi: essi hanno sempre scoraggiato il fanatismo di chi guarda solo alla santità dell'uomo, dimenticando che l'agire umano rimanda sempre al mistero di Dio. Francesco stesso, così profondamente convinto che il bene che noi operiamo è solo del Signore, "perchè suo è ogni bene ed Egli solo è buono", ci insegna a riconoscere in ogni bontà e in ogni santità umana un rimando alla fonte del bene, che è Dio solo.
Questa visione dei santi intesi come manifestazioni del mistero di Dio ci mostra molteplici e diversi aspetti del suo mistero. Infatti, se è certamente vero che Dio è uno solo, pure i modi di rivelarlo, realizzati dalle vite dei santi, brillano per la loro inesauribile varietà. Altro è il modo di manifestare Dio realizzato da san Francesco e altro è il modo di sant'Antonio, altro è il modo di Chiara d'Assisi e altro il modo della sua amica santa Agnese di Boemia. Sono certamente tutti santi, talvolta sono perfino vicini nel tempo e nell'ispirazione spirituale, ma ognuno di essi ha caratteristiche proprie, che fanno risplendere un aspetto diverso del ricco mistero di Dio. Questa varietà di accenti spiega anche perchè ha senso celebrare numerosi santi: se fossero tutti uguali nella loro santità, basterebbe celebrare un'unica festa! Invece la Chiesa, nella sua materna saggezza, ci fa guardare ora all'uno, ora all'altro, sottolineando diversi aspetti esemplari, utili a guidare ciascuno di noi nel cammino verso Dio.
Quello che la vita di Francesco testimonia in maniera speciale è l'azione dello Spirito del Signore. Francesco stesso dice nella Regola che ha scritto per i suoi frati, che ciò che dobbiamo desiderare sopra ogni cosa è di "avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione". Se dice che lo dobbiamo desiderare "sopra ogni cosa", vuol dire che lo ritiene davvero importante!
E' lo Spirito di Dio, infatti,  che suscita nel cuore dell'uomo la fede e l'amore; non siano noi che, da noi stessi, possiamo darci la fede o la carità. Solo aprendoci alla Sua azione sentiamo crescere nel nostro cuore la capacità di dire  "Credo" e la forza per dire "Amo".
L'azione dello stesso Spirito del Signore ci rende una cosa sola con il Figlio di Dio, Gesù, e dunque ci fa entrare in relazione filiale con Dio, Padre di Gesù e padre nostro; la conseguenza di questa azione dello Spirito  è che, rendendoci figli nel Figlio, egli ci fa fratelli fra noi, fratelli minori alla stessa maniera in cui Gesù si è fatto nostro fratello e nostro servo. Nasce così la fraternità, quel rapporto da fratelli che vediamo realizzato così bene in "frate Francesco": possiamo notare che Francesco scelse per sè e per i suoi frati il nome di "frati minori",  che sottolinea un modo di essere fratelli.
Francesco ci insegna anche che lo Spirito del Signore, facendoci riconoscere che ogni bene è di Dio, ci guida all'espropriazione e ci fa abbracciare la povertà del cuore. La povertà consiste prima di tutto in una dimensione del cuore, che non si appropria di nulla, nè delle cose nè delle persone, e che riconosce nei beni di questo mondo i doni di Dio, che vanno a Lui restituiti con riconoscenza e con gioia.
E' lo Spirito che rende "spirituale" il nostro ascolto del Vangelo, nel quale ci parla il Signore Gesù; se non ci apriamo all'azione vivificante dello Spirito leggiamo il Vangelo come un libro morto, mentre la forza dello Spirito ci permette di cogliere oggi la voce viva di Gesù. Francesco lo aveva capito bene, lui che molte volte usa l'espressione "come dice il Signore nel Vangelo" e non "come disse il Signore": usa il verbo al presente, perchè lo Spirito rende attuale quella parola di Gesù. 
Infine, Francesco, che ci invita ad "avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione", ci ricorda che l'effetto della presenza dello Spirito è proprio la sua "santa operazione", cioè un agire geniale e intraprendente, per realizzare quello che il Signore ci suggerisce.  Non c'è nulla di più pratico di un uomo spirituale: la spiritualità cristiana non è qualcosa di astratto e disincarnato, ma qualcosa che ha a che fare con la vita e con la pratica o, come dice Francesco,  con la "santa operazione".
Celebrando la festa di San Francesco, dunque, guardiamo alle caratteristiche specifiche della sua santità, e ne raccogliamo l'ammaestramento spirituale, che egli ha espresso anzitutto con la vita, ma anche con la sua dottrina, attraverso gli insegnamenti raccolti e tramandati dai suoi scritti e dalle sue biografie. 
Va tuttavia aggiunto che secondo la prospettiva cattolica i santi non sono solo modelli e maestri di vita cristiana; essi sono anche intercessori, che possono darci una mano presso Dio ed aiutare il nostro cammino umano. E' vero che, tante volte, per i bisogni concreti della nostra vita ci rivolgiamo più a sant'Antonio, grande intercessore di miracoli presso Dio; ma se vogliamo chiedere qualcosa che aiuti il nostro progresso spirituale, forse sarà bene ricorrere a san Francesco, dal quale possiamo imparare soprattutto ad "avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione". 


Tratto da Sant'Antonio N. 3 LUGLIO-SETTEMBRE 2013
BOLLETTINO DEL SANTUARIO DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
20154 MILANO - VIA FARINI 10
in distribuzione presso il Santuario  

Milano, Via Carlo Farini, 10 
Santuario di Sant'Antonio di Padova
Convento dei Frati Minori
Ex Chiesetta dell'Immacolata


   

sabato 9 febbraio 2013

Milano - Anno 2013 - SS. Messe Votive in onore di S. Antonio di Padova - Santuario Basilica S. Antonio di Padova, Via Carlo Farini, 10, Milano





SS. MESSE VOTIVE IN ONORE
DI S. ANTONIO A  MILANO

ANNO  2013

8 GENNAIO  2013
12 FEBBRAIO  2013
12 MARZO  2013
9 APRILE  2013
14 MAGGIO  2013
11 GIUGNO  2013

La Messa verrà celebrata alle ore 10,30
al termine
Supplica al Santo e Benedizione con la Reliquia

Basilica Santuario S. Antonio di Padova
Via Carlo Farini, 10 
20154 Milano
Tel.  026551145
santantonio@fratiminori.it