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venerdì 3 aprile 2015

San Francesco e la Pasqua


Se proviamo a ricercare nella Scritti  di san Francesco quando e come egli parli della Pasqua, emerge una certa qual assenza di riferimenti espliciti alla risurrezione.
La parola resurrezione (resurrectio), infatti, ritorna una sola volta, per indicare la scadenza che pone fino al digiuno quaresimale ("fino alla resurrezione del Signore"), e quindi con un significato poco rilevante per la nostra indagine; mentre il verbo risorgere (resurgo) ritorna una volta sola, nel salmo di nona dell'Ufficio della Passione, questa volta però con un versetto significativo.
Anche la parola Pasqua (Pascha) ritorna solo due volte, una per indicare ancora la fine del digiuno quaresimale, ed una volta per indicare il gesto di Gesù, che "prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli e, prendendo il pane rese grazie, lo benedisse..." e quindi con un significato piuttosto riferito all'eucaristia. 
La prima impressione è quindi quella di una certa assenza del riferimento esplicito al tema della resurrezione: anche quando Francesco (un paio di volte negli Scritti) fa una specie di riassunto della storia di Gesù, non fa cenno esplicito alla resurrezione e insiste piuttosto sulla sua morte per noi. D'altra parte, è ovvio che Francesco conosce e crede la realtà della risurrezione del Signore; ma piuttosto che affermarla direttamente, egli preferisce dichiararla implicitamente, parlando molte volte del Signore glorioso e risorto, colui che oggi è vivente e salvatore. In articolare Francesco è convinto che due aspetti contraddistinguano la presenza di cristo vivente oggi: egli parla nel Vangelo ed è presente e agisce nell'eucaristia. La parola (soprattutto il Vangelo, ma in verità tutta la Bibbia) e il sacramento dell'eucaristia, infatti, sono costantemente presenti nell'esperienza di Francesco, e ad essi egli si riferisce esplicitamente molte volte.
L'espressione "come dice il Signore nel Vangelo" ritorna innumerevoli volte negli Scritti, in particolare nelle Regole; in tale espressione bisogna notare che  il verbo usato da Francesco è sempre rigorosamente al presente (dice, non disse), perché è oggi che Cristo parla nel Vangelo e non si tratta del ricordo di quanto egli disse tanto tempo fa, quanto di ciò che egli oggi dice a chi lo ascolta con fede. Egli può parlare oggi semplicemente perché è il risorto, e dunque è vivo oggi.  Un episodio biografico che bene illustra questa convinzione di Francesco è quello narrato dal Memoriale (Vita seconda) del Celano, dove alla domanda di Bernardo, che vuole condividere la sua vita e gli chiede cosa fare, Francesco risponde: "Prendiamo il libro del Vangelo e chiediamo consiglio a Cristo"; la triplice apertura del Vangelo gli rivela la volontà di Cristo proprio perché egli è il risorto, vivente e parlante nell'oggi di ogni credente.
L'altra forma di presenza del risorto è legata all'eucaristia; ed è il passaggio dall'attenzione alla presenza di Cristo nel Vangelo a quella nel sacramento è più che legittimo, perché ritorna spesso nei testi di Francesco e perché è in profonda sintonia con la fede cristiana. Tra i diversi testi nei quali Francesco parla dell'eucaristia fermiamo l'attenzione sulla Lettera a tutto l'Ordine, dalla quale riprendiamo alcune espressioni che fanno intendere che la presenza del Cristo nell'eucaristia è la presenza del risorto vivente oggi:
"Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo; se il Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo! Tutta l'umanità trepidi, l'universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. [...] Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, l'uno, per amore di carità, si accontenti dell'ascolto della celebrazione dell'altro sacerdote, poiché il signore Gesù Cristo riempie presenti ed assenti che sono degni di lui. Egli, infatti, sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen."
In questo testo possiamo sottolineare che la presenza di Cristo nell'eucaristia rimanda anzitutto a "Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo"; si tratta di un riferimento esplicito alla condizione gloriosa del risorto, attribuita al Cristo presente nel sacramento. Saggiamente, l'ultima edizione delle Fonti Francescane ha preferito tradurre il latino victurum con vivente piuttosto che con vincitore: il vocabolo latino permette tutte e due le versioni, perché victurus è participio futuro sia di vivere che di vincere, ma nel nostro caso l'opposizione a morituro sostiene questa interpretazione. 
Anche l'invito ad un'unica celebrazione della Messa conduce Francesco ad affermare l'azione attuale di Cristo, che agisce nel presente, perché "uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito". Non solo nell'eucaristia è presente il Signore risorto, ma la sua presenza e azione ci permette di entrare in comunione vera con tutta la santa Trinità. 
In questa Pasqua 2015, anche noi ascolteremo la parola del Vangelo e potremo accostarci al sacramento dell'eucaristia: Francesco ci insegna che questi sono i mezzi con cui il Risorto si fa presente oggi per noi.
Quale grazia ci è donata con la Parola e il sacramento: poter incontrare il Risorto! Nasce nel cuore lo stupore e il rendimento di grazie per un tale dono; e forse anche un po' di gratitudine verso il nostro fratello san Francesco, che ci aiuta a scoprire un tale mistero.
fr. Cesare Vaiani
Tratto da Sant'Antonio
BOLLETTINO DEL SANTUARIO
 DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
N.1 MARZO 2015
(in distribuzione presso il santuario)



sabato 8 marzo 2014

Santa Pasqua 2014 - Verso la Pasqua con San Francesco



VERSO LA PASQUA CON SAN FRANCESCO

Stiamo vivendo i giorni santi della Quaresima che ci conducono alla Pasqua, centro dell'anno liturgico e della fede cristiana. Può essere utile per noi osservare che anche al cuore dell'esperienza spirituale di san Francesco troviamo la Pasqua del Signore. Ciò non può stupirci: se è vero che la Pasqua è il centro della vita cristiana, non possiamo aspettarci di trovare qualcos'altro anche nell'esperienza più profonda e più intima di quei grandi amici di Dio che furono i santi.
In particolare, la vicinanza di Francesco al Signore crocifisso e risorto si manifesta con chiarezza negli ultimi anni della sua vita, quando egli era ormai molto malato e carico di preoccupazioni e problemi legati alla gestione della fraternità che era nata intorno a lui; in questo contesto di sofferenze del corpo e dello spirito, il Signore lo volle rendere partecipe in maniera più intima della propria passione e della propria resurrezione, con il dono misterioso delle stimmate, che Francesco ricevette sul monte della Verna, durante la visione misteriosa di  un serafino crocifisso. Così narra il primo biografo, Tommaso da Celano (1 Cel94; FF 484).


Gli  apparve un uomo, in forma di Serafino, con le ali, librato sopra di lui, con le mani distese ed i piedi uniti, conflitto ad una croce. Due ali si prolungavano sopra il capo, due si dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo.
A quell'apparizione, il beato servo dell'Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il significato. Era invaso anche da viva gioia e  sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell'acerbo dolore della passione. Si alzò, per così dire, triste e lieto, poiché gaudio e amarezza si alternavano nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato.
Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso.
Uno dei tratti singolari di questa esperienza mistica di Francesco è il fatto che egli non ebbe  la visione semplicemente del crocifisso, ma di un "serafino crocifisso", o di un "crocifisso in forma di serafino": si tratta di un elemento caratteristico, che ritorna in tutte le testimonianze degli antichi biografi, e che crediamo possa rimandare al fatto che la sofferenza della passione (rappresentata dal crocifisso) non può mai essere disgiunta dalla beatitudine della resurrezione (simboleggiata dalla figura gloriosa del serafino).
Siamo così ricondotti ad un tratto importante della nostra fede: se guardiamo alla Pasqua del Signore, non si può mai considerare soltanto la croce o soltanto la resurrezione, isolare il mistero della morte di Cristo da quello della vita che in lui trionfa: essi si trovano indissolubilmente congiunti, nella vicenda di Gesù come nella vita di ogni cristiano (e anche nell'esperienza di san Francesco). Il mistero pasquale è proprio questa indissolubile unione di morte e resurrezione, di umiliazione e di trionfo, di passione e di gloria: mai l'uno senza l'altro, mai solo uno o solo l'altro. Ricordiamocelo bene: non si può guardare solo alla croce o solo alla resurrezione!
Anche la nostra vita cristiana deve riscoprire la feconda (e spesso difficile!) unione dei due elementi, che sembrano essere così contrastanti: solo in tal modo il nostro soffrire acquista un senso nuovo di resurrezione, ed anche il nostro gioire non rimane nella superficialità di una banale allegria da buontemponi, ma penetra in profondità fino alla gioia profonda e alla pace che nasce dalla pasqua.
Alla Verna, Francesco fa questa esperienza pasquale: è ricondotto al centro della sua fede, cioè alla Pasqua di Gesù, e le stimmate mostrano nel suo corpo i segni di un passaggio che è ben più profondo e interiore, cioè di una pasqua che tocca il centro della sua vita e che è il cuore di ogni vera esperienza cristiana. Se vogliamo trovare una immagine che esprima visivamente questa unità di morte e resurrezione possiamo pensare al Crocifisso di san Damiano: il Cristo è rappresentato in croce, ma vivo, con gli occhi ben aperti e l'atteggiamento serenamente dominatore. In lui si uniscono e sovrappongono l'aspetto del crocifisso e del risorto, ed è bello pensare che anche alla Verna la visione del Serafino crocifisso abbia ricordato a Francesco quell'immagine a lui così cara del Crocifisso di san Damiano, che aveva avuto una così grande importanza nella storia della sua conversione.  Francesco scenderà dalla Verna trasformato, non solo nel corpo ma anche nel cuore, perché così avviene ogni volta che ci accostiamo seriamente alla Pasqua di Gesù. 
Questa esperienza così profondamente pasquale, di morte e resurrezione, Francesco l'ha vissuta nella sua carne e ce la insegna ancora oggi con semplicità: pochi mesi dopo aver ricevuto le stimmate egli compose il Cantico di frate sole, che è la più bella e radiosa espressione di questa spiritualità pasquale. Per capire che anche in quelle parole, splendenti di gioia e di pace, si nasconde il mistero della pasqua di morte e resurrezione, dobbiamo ricordare che egli scrisse il Cantico durante un periodo di particolare infermità fisica, tormentato da una malattia agli occhi che oltre a renderlo quasi cieco e a rendergli insopportabile la luce, gli procurava anche grandi dolori; dopo una notte di particolari sofferenze fisiche, accentuate da una inspiegabile invasione di topi che avevano infestato la celletta dove giaceva, Francesco si rivolse al Signore chiedendo il suo aiuto, e ne ricevette la certezza di possedere il suo Regno.
La gioia per tale assicurazione divina suscitò nel cuore di Francesco le parole del Cantico che ben conosciamo: "Altissimo, onnipotente, bon Signore, Tue son le laude, la gloria e l'onore et omne benedizione... Laudato sie, mi' Signore, cun tutte le Tue creature...".
Sono parole che portano immagini di luce e di gioia (il sole, il fuoco, le stelle) e fa impressione pensare che provengono dalle labbra di un uomo ormai quasi cieco, provato dalla malattia e dal dolore. Ancor più, bisogna notare che la lode gioiosa per le creature si unisce al ricordo di quelli che sostengono "infermitate e tribulazione" e addirittura alla lode "per sora nostra morte corporale". Ancora una volta, nel Cantico di frate sole, ritroviamo le due componenti, indissolubilmente unite: il dolore e la gioia, la croce e la resurrezione. Le parole del Cantico sono le parole di chi ormai ha fatto pasqua con Cristo, che con Lui è stato sulla croce (e le stimmate avevano posto Francesco sulla croce del Signore) ma che con Lui è entrato nella vita nuova della resurrezione. 
E' con gli occhi del risorto che Francesco può guardare il mondo e riconoscerlo bello; è alla luce della pasqua di resurrezione che egli può dire che anche il sole "de Te, Altissimo, porta significazione". Le creature che Francesco contempla sono già i "cieli nuovi e la terra nuova" inaugurati dalla resurrezione di Cristo, contemplati nella luce della gloria perché Francesco è già passato attraverso la passione e la croce. Solo alla luce della Pasqua si può lodare il Signore anche per la morte!
Anche noi, in questi giorni di Pasqua, siamo invitati a far pasqua con il Signore: ad assumere le nostre croci, la nostra passione e infermità, magari la nostra malattia, per viverle insieme con il Signore: ed anche a noi sarà dato allora di gustare la gioia dolcissima della resurrezione, e ci ritroveremo occhi nuovi capaci di vedere la bellezza delle creature, e giungeremo perfino, come Francesco, a cantare "Laudato sie, mi Signore, per sora nostra morte corporale". E quando canteremo così, avremo davvero fatto pasqua.


fr. Cesare Vaiani
Tratto da 
Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 1/2014 -  GENNAIO - MARZO
in distribuzione presso il Santuario.



QUARESIMA E PASQUA 2014
Basilica Santuario S. Antonio di Padova - Milano





sabato 23 febbraio 2013

MILANO - QUARESIMA E PASQUA 2013 - Basilica Santuario S. Antonio di Padova, Via Carlo Farini, 10, Milano

QUARESIMA E PASQUA 2013 - Calendario delle Funzioni religiose nel Santuario Basilica di S. Antonio di Padova , Via Carlo Farini, 10, Milano, dal 13 febbraio - MERCOLEDI' DELLE CENERI al 1 aprile 2013 - LUNEDI' DELL'ANGELO 
Calendario di Quaresima e Pasqua 2013
Basilica Santuario S. Antonio di Padova - Milano
Via Carlo Farini, 10
 (Zona Stazione Milano P.ta Garibaldi
Uscita dal Passante Ferroviario lato Cimitero Monumentale)
MM2 Garibaldi - Tram 4 - 70 - 2 - 37 
L'avviso è stato tratto da "S. Antonio"  N. 1 - GENNAIO -  MARZO 2013 
 BOLLETTINO DEL SANTUARIO DI SANT'ANTONIO DA PADOVA - VIA FARINI, 10 - TELEFONO 02.65.51.145 

Dallo stesso bollettino:



IL MISTERO DELLA CROCE

Solo uno sconfinato dolore.
La vicenda terrena di Gesù si chiude al tramonto della Parasceve, il giorno della preparazione.
Come un atto interrotto, come una storia incompiuta: si arresta prima che si inizi la grande preparazione della Pasqua. E appare in tutta la sua assurdità il dolore dell'umanità.
Gesù, figlio di Maria, muore giovane, senza soldi, senza lasciare eredi, senza amici.
Solo uno sconfinato dolore. Nulla sembra avere senso in questa morte di un innocente.
Non è forse la stessa vertigineche ci coglie di fronte alle nostre sventure?
Il corpo senza vita di Gesù, affidato alla devozione di due discepoli che fino allora si erano tenuti nascosti, come il corpo di tanti nostri fratelli e sorelle, crocifissi dalla sofferenza, resi muti dal dolore, ritorti su se stessi dalla depressione, piegati dall'angoscia per il domani. Corpi così affaticati da sembrare morti, perchè appesantiti dai colpi della vita.
Tutti noi conosciamo lo strazio di questi corpi, ne sperimentiamo la presenza, a volta nelle nostre stesse famiglie e comunità. E allora un primo modo per reagire al dolore è quello di prendersene cura, come Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo. Quei corpi ci sono affidati, perchè l'umana devozione verso il nostro simile ci impone di rispettarli, di accoglierli e, nella misura del possibile, di portare loro sollievo.
Ma non basta. Prima di morire, Gesù affida sua madre al discepolo amato e chiede al discepolo amato di accoglierla con sè. Sotto la croce nascono nuove relazioni, non contrassegnate dall'appartenenza a vincoli di sangue o a gruppi di potere.
Nuove relazioni nella fede. Se accettiamo di stare anche noi sotto la croce, e non di fuggire da essa, o di irriderla, o di svuotarla di valore, allora siamo come il discepolo amato, e Maria diventa nostra madre. La comunità dei discepoli di Gesù, quelli che prendono sul serio la croce, è una comunione di fratelli.
Oltre all'umana compassione che dovrebbe abitare il mio cuore di fronte al dolore altrui, come cristiano mi scopro fratello di chi soffre, e quindi a lui intimamente legato, solidale con lui. Non posso, e per un motivo ben più serio del solo buon cuore, far finta di niente.
Così l'umano dolore inizia a perdere la sua tragica fatalità e inizia a diventare catalizzatore di relazioni: mi avvicino all'altro per accoglierlo, per prendermene cura, per sostenerlo nella prova. Non serve che gli risolva il problema. Serve che non lo lasci solo.
Ma c'è ancora un passo ulteriore che posso fare. Gesù davanti a Pilato afferma : "Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".
Apparentemente la morte lo trascina nel baratro nel non-senso dell'assurdo.
Invece, colui che muore sulla croce dice: "è compiuto". Tutto è stato portato al compimento di senso, tutto ha colmato il suo significato ed è per il fatto che egli ha parole di verità. Anzi, è lui stesso "la verità". La sua vita terrena, non meno delle sue parole, dei suoi insegnamenti, delle sue parabole, la sua stessa vita è verità. "Ecco l'uomo".
Gesù, l'uomo per eccellenza, con la sua vita porta a compimento il senso della nostra vita di uomini e la mette completamente nella luce della verità.
Questa parola è dura, perchè noi viviamo di menzogne, di finzioni, di compromessi, di zone d'ombra. In particolare abbiamo fatto un patto con il diavolo per esorcizzare la morte, la sofferenza e lo scorrere inesorabile del tempo che passa.
Geù, il crocifisso, nella sua nudità ci rivela la nostra vulnerabilità; con la sua sofferenza ci rivela il nostro comune destino di creature segnate dalla debolezza fisica; con la sua morte ci rivela la nostra morte. Fa verità nella nostra vita. E ridona senso, senso pieno, compiuto, a una vita altrimenti fittizia, che ansima dietro agli idoli della giovinezza forzata, del benesserel a tutti i costi e dell'eterno presente. 
Allora lo sconfinato dolore acquista un significato. 
E' quello della nostra condizione umana restituita a se stessa, nella verità, nelle relazioni d'affetto, nella solidarietà.
Nel crepuscolo del Golgota la luce di Dio si raggruma dietro all'orizzonte di senso della nostra esistenza.
Eppure quella sera, considerata la preparazione della Pasqua, segna già il passaggio alla vita piena, nella luce della verità e dell'amore.
Attende solo, oltre il grande silenzio del sabato, di rivelarsi in tutto il suo splendore nell'aurora del dopodomani. Non oggi. Non domani.
Il dopodomani di ogni giorno, quando tutto sarà chiaro ai nostri occhi e al nostro cuore.

fr. Ernesto

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La croce del fonte battesimale
della Basilica Santuario di S. Antonio di Padova - Milano





sabato 9 febbraio 2013

Milano - Anno 2013 - SS. Messe Votive in onore di S. Antonio di Padova - Santuario Basilica S. Antonio di Padova, Via Carlo Farini, 10, Milano





SS. MESSE VOTIVE IN ONORE
DI S. ANTONIO A  MILANO

ANNO  2013

8 GENNAIO  2013
12 FEBBRAIO  2013
12 MARZO  2013
9 APRILE  2013
14 MAGGIO  2013
11 GIUGNO  2013

La Messa verrà celebrata alle ore 10,30
al termine
Supplica al Santo e Benedizione con la Reliquia

Basilica Santuario S. Antonio di Padova
Via Carlo Farini, 10 
20154 Milano
Tel.  026551145
santantonio@fratiminori.it