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lunedì 8 giugno 2026

Festa di sant'Antonio di Padova 2026

 


COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi

Linee tramviarie 4, 2, 70, 33


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venerdì 6 giugno 2025

lunedì 10 giugno 2024

Festa S. Antonio di Padova 2024 - Basilica Santuario S. Antonio di Padova, Milano

 


COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi

Linee tramviarie 4, 2, 70, 33

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martedì 6 giugno 2023

Festa S. Antonio di Padova 2023 - Basilica Santuario S. Antonio di Padova, Milano

 


COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi

Linee tramviarie 4, 2, 70, 33

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giovedì 10 giugno 2021

Festa di S. Antonio di Padova 2021 - Basilica Santuario S. Antonio-Via C. Farini 10 Milano

 


"TUTTI FURONO PIENI DI SPIRITO SANTO"


frate Giancarlo


COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi
Linee tramviarie 4, 2, 70

martedì 11 giugno 2019

Festa di S. Antonio di Padova 2019 - Basilica Santuario S. Antonio-Via C. Farini 10 Milano


SANT'ANTONIO E L'EUCARESTIA

Antonio di Padova non è ella cerchia degli amici, compagni, collaboratori di Francesco d'Assisi.
Eppure Antonio visse il francescanesimo delle origini con una adesione piena, con una docilità assoluta. Di Francesco seppe cogliere, assieme a tanti Frati Minori, la sostanza della vita e della spiritualità con una sequela semplice e anche dotta: la vera cultura può essere rischiarata dalla fede e così diventa pienezza di vita.
Nell'eremo di Monte Paolo, nei pressi di Forlì, aveva solo due libri: il Vangelo e la Regola. Nel primo capitolo della Regola, Francesco dice: "La Regola e la vita dei Frati minori è questa: cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza alla Chiesa..."
Anche Antonio, che a memoria conosceva il Vangelo, è rimasto affascinato dall'umiltà, povertà del Figlio di Dio che, da ricco che era, si fece povero prendendo carne umana. Gesù uomo si umiliò facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. Per questo Dio l'ha esaltato nella gloria (cfr Filippesi 2,5-11).
Questa umiltà del Figlio di Dio è colta nella spiritualità francescana in particolare nel mistero dell'Incarnazione: il Natale del Signore è la festa delle feste. E' colta nel mistero della Croce, nella Pasqua di Morte e Risurrezione. E' colta nel mistero dell'Eucaristia.
In queste note voglio mettere in evidenza come l'Eucaristia nella spiritualità di Francesco e nella vita di Antonio di Padova è tenuta in grande considerazione. Solo due pensieri di S. Francesco: "Udite, fratelli: se la Beata Vergine Maria è così onorata perché lo porto nel suo santissimo seno, se il Battista tremò di gioia, se è venerato il sepolcro nel quale egli giacque, quanto deve essere degno colui che accoglie nelle proprie mani e riceve nel cuore e con la bocca il Corpo di Cristo... L'umanità trepidi, l'universo intero tremi e il cielo esulti quando sull'altare nelle mani del sacerdote è il Cristo, Figlio del Dio vivo... Oh umiltà sublime, oh sublimità umile da nascondersi per la nostra salvezza in poca apparenza di pane! Guardate l'umiltà di Dio, umiliatevi anche voi perché egli vi ascolti" (FF 220-221).
Il secondo punto che cito è tolto dalle Fonti Francescane al n° 207.
"Niente abbiamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo , se non il Corpo e il Sangue, i nomi e le parole mediante i quali fummo assolti e redenti da morte a vita...
E ovunque il santissimo Corpo del Signore nostro Gesù Cristo sarà stato senza decoro collocato e lasciato, sia tolto e di là sia posto e custodito in un luogo prezioso".
L'Eucaristia è il cuore della Chiesa, è il dono più prezioso che le fa vivere la presenza non solo spirituale, ma anche corporale del Signore. La spiritualità francescana è una spiritualità che vive della Parola e dell'Eucaristia celebrata e adorata. Dal tempo di Francesco e di Antonio di Padova il Santissimo Sacramento ha avuto sempre più onore e adorazione. S. Francesco per umiltà non accetta di diventare sacerdote, Antonio quand'era ancora agostiniano riceve l'ordinazione presbiterale.
Antonio celebrava la santa Messa come lo sa fare un santo e parlava nella sua predicazione dell'Eucaristia come lo sa fare un vero innamorato. L'adorazione dell'Eucaristia lo teneva in ginocchio per parecchie ore. Gesù era la sua consolazione, la sua forza. Le sapienti parole della sua predicazione erano frutto dello studio della Parola, ma l'unzione del discorso e l'efficacia su chi lo ascoltava erano date dl cuore della forza che Gesù Eucaristia dava al predicatore e all'ascoltatore. Il suo parlare della confessione e della comunione portava frutti di conversione e di vita cristiana.
Non sempre e non da tutti la predicazione di Antonio era accettata e accolta, a tanti non era gradita. Tanti pendevano dalle sue labbra, tanti lo ignoravano o lo sfidavano.
Due episodi della vita accaduti a Rimini sono emblematici. Antonio, deluso che nessuno era andato alla sua predica, va in riva al mare a predicare ai pesci che numerosissimi si sono avvicinati a lui. La predicazione ai pesci rimane così un fioretto molto bello nella vita del santo.
Un eretico non credeva nella presenza reale di Gesù nell'Eucaristia e sfida il predicatore Antonio: "Io crederò che Cristo sia veramente presente nell'Ostia consacrata, se vedrò la mia mula in ginocchio davanti all'ostensorio". Il santo accettò la sfida tanto era convinto della sua fede in Gesù vivo nel Pane consacrato. Il povero giumento fu tenuto a digiuno per tre giorni e al momento e luogo convenuti, Antonio si fece avanti con l'ostensorio e l'eretico con la sua vacillante mula che, benché sfinita dalla fame, trascurò l'appetitosa biada che gli offriva il padrone e si inginocchiò davanti al Santissimo Sacramento. Tutti rimasero stupiti e anche l'eretico sentitosi sconfitto, si pentì, si umiliò, chiese perdono e iniziò a credere. Il suo cuore cambiò. La rabbia e l'orgoglio di prima si trasformarono nella fede in Gesù Eucaristia, consolazione per il cuore che crede e ama.
Sant'Antonio invita anche noi a piegare  le ginocchia al Corpo di Cristo conservato nel tabernacolo, non possiamo passare con indifferenza davanti ad esso. Quando si va in chiesa prima ci si inginocchia davanti al Signore, poi ci si può rivolgere alla Madonna, ai santi.
Chissà quante volte Antonio di Padova avrà ricordato nella sua predicazione questo modo di fare per dirci ed essere cristiani. E' giusto cogliere l'insegnamento del Santo e della Chiesa per avere maggior certezza di essere aiutati da sant'Antonio quando, per sua intercessione, chiediamo al signore qualche grazia. Non è Antonio che fa miracoli o grazie, ma il Signore supplicato dalla nostra preghiera e dalla mediazione del Santo tanto caro a Dio e tanto invocato dai cristiani e anche da uomini e donne di altre fedi.
fr. Giambattista Casonato, ofm
Tratto da Sant'Antonio
BOLLETTINO DEL SANTUARIO
 DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
N.2 GIUGNO 2019
(in distribuzione presso il santuario)

Processione con la Comunità Cattolica dello Sri Lanka

martedì 31 maggio 2016

13 GIUGNO 2016 - LA FESTA DI S. ANTONIO DI PADOVA IN SANTUARIO

1° GIUGNO - INIZIO TREDICINA IN ONORE DEL SANTO
SANTA MESSA ORE 18,30

Chiesa penitenziale del Giubileo della Misericordia

FESTA DI SANT'ANTONIO A MILANO . VIA CARLO FARINI 10



Mezzi di trasporto:
Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi
Linee tramviarie 4, 2, 10


lunedì 26 maggio 2014

FESTA DI SANT'ANTONIO DI PADOVA 2014 - Basilica Santuario S. Antonio - Via Carlo Farini, 10 - Milano


CHI ERA SANT'ANTONIO

Per conoscere meglio sant'Antonio, che celebreremo nella festa ormai vicina, chiediamo l'aiuto del Papa emerito, Benedetto XVI, che nell'udienza generale di mercoledì 10 febbraio 2010 aveva dedicato la sua riflessione a illustrare la figura di sant'Antonio.

Cari fratelli e sorelle, questa mattina vorrei parlare di un altro santo appartenente alla prima generazione dei Frati Minori: Antonio di Padova o, come viene anche chiamato, da Lisbona, riferendosi alla sua città natale. Si tratta di uno dei santi più popolari in tutta la Chiesa Cattolica, venerato non solo a Padova, dove è stata innalzata una splendida Basilica che raccoglie le sue spoglie mortali, ma in tutto il mondo. Sono care ai fedeli le immagini e le statue che lo rappresentano con il giglio, simbolo della sua purezza, o con il Bambino Gesù tra le braccia, a ricordo di una miracolosa apparizione menzionata da alcune fonti letterarie.
Antonio ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della spiritualità francescana, con le sue spiccate doti di intelligenza, di equilibrio, di zelo apostolico e, principalmente, di fervore mistico.

Nacque a Lisbona da una nobile famiglia, intorno al 1195, e fu battezzato con il nome di Fernando. Entrò fra i Canonici che seguivano la regola monastica di sant’Agostino, dapprima nel monastero di San Vincenzo a Lisbona e, successivamente, in quello della Santa Croce a Coimbra, rinomato centro culturale del Portogallo. Si dedicò con interesse e sollecitudine allo studio della Bibbia e dei Padri della Chiesa, acquisendo quella scienza teologica che mise a frutto nell’attività di insegnamento e di predicazione. A Coimbra avvenne l’episodio che impresse una svolta decisiva nella sua vita: qui, nel 1220 furono esposte le reliquie dei primi cinque missionari francescani, che si erano recati in Marocco, dove avevano incontrato il martirio. La loro vicenda fece nascere nel giovane Fernando il desiderio di imitarli e di avanzare nel cammino della perfezione cristiana: egli chiese allora di lasciare i Canonici agostiniani e di diventare Frate Minore. La sua domanda fu accolta e, preso il nome di Antonio, anch’egli partì per il Marocco, ma la Provvidenza divina dispose altrimenti. In seguito a una malattia, fu costretto a rientrare in Italia e, nel 1221, partecipò al famoso “Capitolo delle stuoie” ad Assisi, dove incontrò anche san Francesco. Successivamente, visse per qualche tempo nel totale nascondimento in un convento presso Forlì, nel nord dell’Italia, dove il Signore lo chiamò a un’altra missione. Invitato, per circostanze del tutto casuali, a predicare in occasione di un’ordinazione sacerdotale, mostrò di essere dotato di tale scienza ed eloquenza, che i Superiori lo destinarono alla predicazione. Iniziò così in Italia e in Francia, un’attività apostolica tanto intensa ed efficace da indurre non poche persone che si erano staccate dalla Chiesa a ritornare sui propri passi. Antonio fu anche tra i primi maestri di teologia dei Frati Minori, se non proprio il primo. Iniziò il suo insegnamento a Bologna, con la benedizione di san Francesco, il quale, riconoscendo le virtù di Antonio, gli inviò una breve lettera, che si apriva con queste parole: “Mi piace che insegni teologia ai frati”. Antonio pose le basi della teologia francescana che, coltivata da altre insigni figure di pensatori, avrebbe conosciuto il suo apice con san Bonaventura da Bagnoregio e il beato Duns Scoto.


Diventato Superiore provinciale dei Frati Minori dell’Italia settentrionale, continuò il ministero della predicazione, alternandolo con le mansioni di governo. Concluso l’incarico di Provinciale, si ritirò vicino a Padova, dove già altre volte si era recato. Dopo appena un anno, morì alle porte della Città, il 13 giugno 1231. Padova, che lo aveva accolto con affetto e venerazione in vita, gli tributò per sempre onore e devozione. Lo stesso Papa Gregorio IX, che dopo averlo ascoltato predicare lo aveva definito “Arca del Testamento”, lo canonizzò solo un anno dopo la morte nel 1232, anche in seguito ai miracoli avvenuti per la sua intercessione.
Nell’ultimo periodo di vita, Antonio mise per iscritto due cicli di “Sermoni”, intitolati rispettivamente “Sermoni domenicali” e “Sermoni sui Santi”, destinati ai predicatori e agli insegnanti degli studi teologici dell’Ordine francescano. In questi Sermoni egli commenta i testi della Scrittura presentati dalla Liturgia, utilizzando l’interpretazione patristico-medievale dei quattro sensi, quello letterale o storico, quello allegorico o cristologico, quello tropologico o morale, e quello anagogico, che orienta verso la vita eterna. Oggi si riscopre che questi sensi sono dimensioni dell’unico senso della Sacra Scrittura e che è giusto interpretare la Sacra Scrittura cercando le quattro dimensioni della sua parola. Questi Sermoni di sant’Antonio sono testi teologico-omiletici, che riecheggiano la predicazione viva, in cui Antonio propone un vero e proprio itinerario di vita cristiana. È tanta la ricchezza di insegnamenti spirituali contenuta nei “Sermoni”, che il Venerabile Papa Pio XII, nel 1946, proclamò Antonio Dottore della Chiesa, attribuendogli il titolo di “Dottore evangelico”, perché da tali scritti emerge la freschezza e la bellezza del Vangelo; ancora oggi li possiamo leggere con grande profitto spirituale.
In questi Sermoni sant’Antonio parla della preghiera come di un rapporto di amore, che spinge l’uomo a colloquiare dolcemente con il Signore, creando una gioia ineffabile, che soavemente avvolge l’anima in orazione. Antonio ci ricorda che la preghiera ha bisogno di un’atmosfera di silenzio che non coincide con il distacco dal rumore esterno, ma è esperienza interiore, che mira a rimuovere le distrazioni provocate dalle preoccupazioni dell’anima, creando il silenzio nell’anima stessa. Secondo l’insegnamento di questo insigne Dottore francescano, la preghiera è articolata in quattro atteggiamenti, indispensabili, che, nel latino di Antonio, sono definiti così: obsecratio,oratiopostulatiogratiarum actio. Potremmo tradurli nel modo seguente: aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio; questo è il primo passo del pregare, non semplicemente cogliere una parola, ma aprire il cuore alla presenza di Dio; poi colloquiare affettuosamente con Lui, vedendolo presente con me; e poi – cosa molto naturale - presentargli i nostri bisogni; infine lodarlo e ringraziarlo.
In questo insegnamento di sant’Antonio sulla preghiera cogliamo uno dei tratti specifici della teologia francescana, di cui egli è stato l’iniziatore, cioè il ruolo assegnato all’amore divino, che entra nella sfera degli affetti, della volontà, del cuore, e che è anche la sorgente da cui sgorga una conoscenza spirituale, che sorpassa ogni conoscenza. Infatti, amando, conosciamo.
Scrive ancora Antonio: “La carità è l’anima della fede, la rende viva; senza l’amore, la fede muore” (Sermones Dominicales et Festivi II, Messaggero, Padova 1979, p. 37).
Soltanto un’anima che prega può compiere progressi nella vita spirituale: è questo l’oggetto privilegiato della predicazione di sant’Antonio. Egli conosce bene i difetti della natura umana, la nostra tendenza a cadere nel peccato, per cui esorta continuamente a combattere l’inclinazione all’avidità, all’orgoglio, all’impurità, e a praticare invece le virtù della povertà e della generosità, dell’umiltà e dell’obbedienza, della castità e della purezza. Agli inizi del XIII secolo, nel contesto della rinascita delle città e del fiorire del commercio, cresceva il numero di persone insensibili alle necessità dei poveri. Per tale motivo, Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla vera ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e misericordiosi, fa accumulare tesori per il Cielo. “O ricchi - così egli esorta - fatevi amici… i poveri, accoglieteli nelle vostre case: saranno poi essi, i poveri, ad accogliervi negli eterni tabernacoli, dove c’è la bellezza della pace, la fiducia della sicurezza, e l’opulenta quiete dell’eterna sazietà” (Ibid., p. 29).
Non è forse questo, cari amici, un insegnamento molto importante anche oggi, quando la crisi finanziaria e i gravi squilibri economici impoveriscono non poche persone, e creano condizioni di miseria? Nella mia Enciclica Caritas in veritate ricordo: “L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona” (n. 45).
Antonio, alla scuola di Francesco, mette sempre Cristo al centro della vita e del pensiero, dell’azione e della predicazione. È questo un altro tratto tipico della teologia francescana: il cristocentrismo. Volentieri essa contempla, e invita a contemplare, i misteri dell’umanità del Signore, l’uomo Gesù, in modo particolare, il mistero della Natività, Dio che si è fatto Bambino, si è dato nelle nostre mani: un mistero che suscita sentimenti di amore e di gratitudine verso la bontà divina.
Da una parte la Natività, un punto centrale dell’amore di Cristo per l’umanità, ma anche la visione del Crocifisso ispira ad Antonio pensieri di riconoscenza verso Dio e di stima per la dignità della persona umana, così che tutti, credenti e non credenti, possano trovare nel Crocifisso e nella sua immagine un significato che arricchisce la vita. Scrive sant’Antonio: “Cristo, che è la tua vita, sta appeso davanti a te, perché tu guardi nella croce come in uno specchio. Lì potrai conoscere quanto mortali furono le tue ferite, che nessuna medicina avrebbe potuto sanare, se non quella del sangue del Figlio di Dio. Se guarderai bene, potrai renderti conto di quanto grandi siano la tua dignità umana e il tuo valore... In nessun altro luogo l’uomo può meglio rendersi conto di quanto egli valga, che guardandosi nello specchio della croce” (Sermones Dominicales et Festivi III, pp. 213-214).
Meditando queste parole possiamo capire meglio l'importanza dell'immagine del Crocifisso per la nostra cultura, per il nostro umanesimo nato dalla fede cristiana. Proprio guardando il Crocifisso vediamo, come dice sant'Antonio, quanto grande è la dignità umana e il valore dell'uomo. In nessun altro punto si può capire quanto valga l'uomo, proprio perché Dio ci rende così importanti, ci vede così importanti, da essere, per Lui, degni della sua sofferenza; così tutta la dignità umana appare nello specchio del Crocifisso e lo sguardo verso di Lui è sempre fonte del riconoscimento della dignità umana.
Cari amici, possa Antonio di Padova, tanto venerato dai fedeli, intercedere per la Chiesa intera, e soprattutto per coloro che si dedicano alla predicazione; preghiamo il Signore affinché ci aiuti ad imparare un poco di questa arte da sant’Antonio. I predicatori, traendo ispirazione dal suo esempio, abbiano cura di unire solida e sana dottrina, pietà sincera e fervorosa, incisività nella comunicazione. In quest’anno sacerdotale, preghiamo perché i sacerdoti e i diaconi svolgano con sollecitudine questo ministero di annuncio e di attualizzazione della Parola di Dio ai fedeli, soprattutto attraverso le omelie liturgiche. Siano esse una presentazione efficace dell’eterna bellezza di Cristo, proprio come Antonio raccomandava: “Se predichi Gesù, egli scioglie i cuori duri; se lo invochi, addolcisci le amare tentazioni; se lo pensi, ti illumina il cuore; se lo leggi, egli ti sazia la mente” (Sermones Dominicales et Festivi III, p. 59).


Tratto da 
Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 2/2014 -  APRILE - GIUGNO
in distribuzione presso il Santuario.


Mezzi di trasporto: Stazione FS Milano Porta Garibaldi, Passante ferroviario Milano Porta Garibaldi, M2 Porta Garibaldi, ATM linee 2, 4,  37, 70 fermata Farini/Ferrari.


domenica 2 giugno 2013

13 giugno 2013 - Milano - Festa di s. Antonio di Padova nel Santuario di Via Carlo Farini 10

LINK

13 giugno - Festa di Sant'Antonio di Padova
Santuario di Sant'Antonio a Milano
I gigli di Sant'Antonio

Festa di S. Antonio di Padova 2013

Basilica Santuario S. Antonio - via Carlo Farini, 10 – Milano

TREDICINA IN ONORE DEL SANTO

dal 1° al 13 Giugno 

3-5 giugno, ore 18.30: 

Antonio, il predicatore

fr. Pasquale Ghezzi, 

Incaricato Missioni al popolo

6-8 giugno, ore 18.30: 

Antonio, uomo di preghiera

fr. Giovanni Farimbella

9 giugno, ore 18.00

10-11 giugno, ore 18.30:

Antonio, invito alla conversione

fr. Gian Carlo Colombo, 

Penitenziere in Duomo

DOMENICA 9 GIUGNO

Ss. Messe ore 7.30 - 9.00 - 10.30 - 12.00 – 18.00

ore 16.00 “CREDO IN UNUM DEUM"

meditazione musicale della Schola Cantorum

della Basilica

in occasione della festa patronale 

MARTEDÌ 11 GIUGNO

ore 10.30 S. Messa con unzione degli infermi; 

prenotare in sacrestia presso fr. Roberto

MERCOLEDÌ 12 GIUGNO

Ss. Messe 7.00 – 8.15 – 18.30 – 20.00

ore 18.30 Rev. p. Giuseppe Bettoni, 

Vicario S. Maria Incoronata

ore 20.00 M. Rev. Mons. Giancarlo Quadri, 

Responsabile diocesano pastorale migranti

S. Messa in italiano e in singalese

Segue processione con la statua del Santo

CONFESSIONI in Santuario 8.30 - 12.00 / 15.00 - 19.00

BENEDIZIONI – PANINI E GIGLI BENEDETTI –

OGGETTI RELIGIOSI

dalle 15.00 alle 23.00 

nella ex chiesa Maria Immacolata, via Farini angolo via Quadrio


GIOVEDÌ 13 GIUGNO, SOLENNITÀ LITURGICA

Ss. Messe 7.00 - 8.15 - 9.00 - 10.30 - 13.00 - 16.30 - 18.30 - 21.00

ore 10.30 S. Em.za Rev.ma Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

ore 16.30 Rev. p. Gilberto Zini, pavoniano, Direttore Àncora Editrice

ore 18.30 M. Rev. fr. Francesco Bravi, Ministro provinciale dei Frati Minori di Lombardia

ore 7.45 Lodi mattutine

ore 15.30 benedizione dei bambini

ore 18.00 Vespri

CONFESSIONI in Santuario 7.00 - 21.00

BENEDIZIONI – PANINI E GIGLI BENEDETTI – OGGETTI RELIGIOSI

dalle 7.30 alle 22.00

nella ex chiesa Maria Immacolata, via Farini angolo via Quadrio


Ex chiesa Maria Immacolata, via Farini angolo via Quadrio