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lunedì 29 settembre 2025

Festa di san Francesco 2025 - Santuario di sant'Antonio di Padova, Milano, 3 e 4 ottobre 2025


 COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi
Linee tramviarie 4, 2, 70, 33

venerdì 1 ottobre 2021

Solennità di San Francesco d'Assisi - Basilica di S. Antonio - Via Carlo Farini 10 - Milano

 


COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi

Linee tramviarie 4, 2, 10, 70

IL GESU' DI FRANCESCO


Con l'inizio di ottobre ritorna la festa di san Francesco, cara a tutti noi francescani e a quanti frequentano il nostro Santuario. Vogliamo riflettere brevemente su quale è l'immagine di Gesù che ha particolarmente colpito Francesco. Infatti, se pure è vero che Gesù Cristo è lo stesso per tutti i cristiani, è altrettanto vero che ognuno di noi ne ha una percezione personale: in questo senso si può parlare del "Gesù di Francesco", indagando quali aspetti del mistero di Cristo lo hanno più colpito.
Una conoscenza spirituale di Gesù Cristo.
La chiave di accesso per entrare nella conoscenza di Gesù Cristo ci è fornita secondo Francesco, dallo Spirito del Signore: è solo aprendosi all'azione dello Spirito santo che si può entrare in un rapporto vivo con Gesù, incontrato come una persona viva oggi, e non semplicemente come un personaggio storico vissuto tanto tempo fa. Se ci pensiamo bene, è questa la differenza tra la conoscenza di Gesù e quella di altri personaggi storici: con Gesù mi rapporto sapendo che è vivo oggi, mentre degli altri parlo come di persone del passato. Questa differenza è resa possibile dall'azione dello Spirito, come insegna Francesco, nell'Ammonizione 8 quando afferma: "Dice l'Apostolo: "Nessuno può dire: Signore Gesù, se non nello Spirito Santo", dimostrando così di avere ben presente l'importante affermazione di san Paolo (1 Cor 12,3) che riconduce all'azione dello Spirito il riconoscimento di Gesù come Signore, cioè risorto e vivo.
Possiamo capire meglio l'importanza di questo tema rileggendo l'Ammonizione 1, che descrive due atteggiamenti, quello del vedere e quello del vedere e credere. Francesco afferma  che come i contemporanei di Gesù dovevano passare dal vedere un semplice uomo al vedere e credere che era il Figlio di Dio, così noi oggi, davanti al pane consacrato, dobbiamo passare dal vedere del semplice pane al vedere e credere che è il corpo di Cristo. 
Francesco afferma che questo passaggio, che è la fede, viene suscitato in noi dallo Spirito del Signore: è per l'azione dello Spirito dunque che possiamo riconoscere davvero Gesù in maniera "spirituale". Al "vedere secondo l'umanità" è contrapposto il "vedere e credere secondo lo Spirito e la divinità", dove lo Spirito svolge il suo ruolo; allo stesso modo, alla "vista con gli occhi del corpo" si contrappone il "contemplare con gli occhi spirituali".
Questi "occhi spirituali" non sono solo gli "occhi interiori", quasi che "spirituale" sia sinonimo di "interiore, intimo, profondo"; sono spirituali per riferimento allo Spirito santo, lo Spirito del Signore, e la conoscenza "spirituale" di Gesù Cristo è quella che si attua mediante il suo Spirito.

Il corpo e il sangue del Signore e le sue sante parole
Già il riferimento all'Ammonizione 1 ci ha fatto incontrare con una caratteristica della fede di Francesco in Gesù: quando egli deve parlare di Gesù, spesso si riferisce al sacramento dell'Eucarestia e alle sante parole del Signore. Sembra quasi che Francesco non voglia mai parlare di fede in termini generici, ma scelga piuttosto di far sempre riferimento alle forme specifiche che tale fede assume: l'eucarestia e le sante parole.
Nasce così una importante considerazione: Francesco è consapevole che noi non possiamo "inventarci"  una immagine di Gesù come meglio ci aggrada, ma dobbiamo sempre tenere fermo il riferimento "oggettivo", costituito dalla Parola e dal Sacramento. Non si tratta di un rischio da poco: sappiamo bene che sempre l'uomo religioso è tentato di "costruirsi" la propria immagine di Dio. Francesco, con la sua caratteristica di riferirsi sempre al sacramento del Corpo di Cristo e alle sue sante parole, è modello di un credente che accoglie l'oggettiva immagine di Cristo e non si inventa, a suo piacere, un "amico immaginario" cui dare il nome di Gesù.
Ognuno di noi può chiedersi se, anche per noi, la Messa cui partecipiamo e la Parola di Dio che ascoltiamo riescono a influire sulla nostra immagine di Gesù.

Gesù rivela l'umiltà di Dio
Accogliendo l'immagine di Gesù quale si rivela nell'eucarestia e nelle sante parole, Francesco viene colpito da una caratteristica che egli stesso definisce "l'umiltà di Dio":  "O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate fratelli, l'umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori" (LOrd 26-29: FF 221).
Questa umiltà di Dio è il tratto che più ha colpito Francesco nella figura di Gesù, anche al di fuori dei testi con riferimento eucaristico, tanto da poter dire che "il Gesù di Francesco" è quello dell'abbassamento. dell'umile dono di sé, della lavanda dei piedi.
E' il Signore Gesù "che offrì la sua vita per le sue pecore, e pregò il Padre per noi" (2Lf 56: FF 201); di lui Francesco dice che "questo Verbo del Padre, così degno, così santo, così glorioso... dal grembo di Maria ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità. Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà" (2Lf 4-15: FF 181-185).
Il Gesù cui Francesco pensa è il "Figlio del Dio vivo, onnipotente, che rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò, ma fu povero e ospite e visse di elemosine, lui e la beata Vergine e i suoi discepoli" (Rnb 9, 4-5: FF 31), quel Signore che esercita la sua signoria lavando i piedi ai discepoli, in un gesto che ha colpito assai Francesco, che ne parla per indicare il modello del rapporto tra superiori e sudditi.
Bisogna ben sottolineare che l'umiltà e l'abbassamento che ha colpito Francesco resta, tuttavia, l'umiltà di Dio, di Colui che è Dio con il Padre, e che Francesco vede sempre in relazione col Padre e con lo Spirito santo. E' proprio perché colui che si umilia è il Figlio di Dio che il suo gesto di abbassamento assume un significato importante: non si viene colpiti dalla bassezza di quanto è destinato a restare in basso, ma dall'abbassamento di Colui che, per natura, è uguale al Padre. Nel contemplare l'umiltà di Dio, Francesco coglie in un solo, profondissimo sguardo, sia l'altezza che l'abbassamento, sia lo splendore della gloria del Figlio unigenito che la scelta di "minorità" da lui compiuta, nascendo come ultimo e minore tra gli uomini.

La sequela e l'intimità con Gesù Cristo
Una tale immagine di Gesù dà origine allo stile della sequela di Francesco, che si impegna proprio nel condividere la minorità di Gesù. La scelta di vivere "senza nulla di proprio", che caratterizza la vita di Francesco d'Assisi, esprime la sequela di quel Gesù che per noi si è fatto povero. La povertà diventa dunque la capacità di assumere, nello Spirito, il medesimo atteggiamento di Gesù, come Francesco lucidamente afferma nell'ultima volontà scritta per santa Chiara, ormai verso la fine della sua vita: "Io, frate Francesco piccolo, voglio seguire la vita e la povertà dell'altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima madre e perseverare in essa sino alla fine".
L'immagine di Gesù che ha colpito Francesco caratterizza la sua sequela attraverso la scelta di essere fratello e minore, per seguire Lui, che si è fatto nostro fratello e sta in mezzo a noi come colui che serve.
Anche noi potremo seguire l'esempio di Francesco, diventando fratelli minori di coloro che incontriamo.
Tratto da Sant'Antonio
BOLLETTINO DEL SANTUARIO
 DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
N.3 LUGLIO-SETTEMBRE 2014

lunedì 2 ottobre 2017

Santuario Sant'Antonio di Padova a Milano - 4 ottobre 2017, Festa di San Francesco d'Assisi

4 ottobre - San Francesco d'Assisi, diacono, fondatore dei tre ordini, patrono d'Italia

"Tutti i frati si impegnino a seguire l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che di tutto il mondo, come dice l'Apostolo, noi non dobbiamo avere nient'altro, se non il cibo e l'occorrente per vestirci e di questo ci dobbiamo accontentare. e devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada. E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina. e non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo  Onnipotente, rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò. E fu povero e ospite e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli. E quando gli uomini li facessero arrossire e non volessero dare loro l'elemosina, ne ringrazino Iddio, perché per tali umiliazioni riceveranno grande onore  presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo."  San Francesco d'Assisi, Regola non bollata, Capitolo IX,  "Del chiedere l'elemosina", Fonti Francescane 29,30,31



COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi
Linee tramviarie 4, 2, 10, 70

domenica 31 luglio 2016

2 agosto 2016 - Il Perdono di Assisi - Santuario S. Antonio di Padova in Milano




Condizioni richieste

L'indulgenza del Perdono di Assisi è lucrabile da mezzogiorno del 1° agosto a mezzanotte del 2 agosto oppure, con il consenso dell'Ordinario, nella domenica precedente o seguente (a partire dal mezzogiorno del sabato fino a mezzanotte della domenica).

  1. Visitare la chiesa della Porziuncola, o una chiesa parrocchiale o una chiesa francescana, o una chiesa che ne abbia l'indulto. Recitare il Credo, per confermare la propria identità cristiana, e il Padre nostro, per confermare la propria dignità di figli di Dio.
  2. Accostarsi al sacramento della Riconciliazione per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).
  3. Partecipare alla Santa Messa e Comunione eucaristica.
  4. Pregare secondo le intenzioni del Santo Padre (almeno un Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
  5. Escludere qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.
Nella Porziuncola di Assisi l'indulgenza è lucrabile tutti i giorni dell'anno.

La Confessione, la Comunione e le preghiere secondo le intenzioni del Sommo Pontefice possono essere effettuate entro otto giorni precedenti o successivi (se non si è in peccato mortale) al giorno dell'indulgenza; tuttavia è conveniente che la Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte lo stesso giorno in cui si visita il luogo sacro prescelto e si partecipa alla santa Messa.
Tratto da Sulla tua Parola
Messalino, luglio /agosto 2014, pag. 274
Editrice Shalom



COME RAGGIUNGERE IL SANTUARIO

Metro lilla, M5, fermata Monumentale
Metro Verde, M2 fermata Garibaldi
Ferrovie Trenord, Stazione Milano Porta Garibaldi
Passante ferroviario, Stazione Milano Porta Garibaldi
Linee tramviarie 4, 2, 10

lunedì 28 settembre 2015

1-2-3-4 OTTOBRE 2015 - SOLENNITA' DI SAN FRANCESCO D'ASSISI al Santuario di s.Antonio di Milano, via Carlo Farini 10

"Tutti i frati si impegnino a seguire l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che di tutto il mondo, come dice l'Apostolo, noi non dobbiamo avere nient'altro, se non il cibo e l'occorrente per vestirci e di questo ci dobbiamo accontentare. e devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada. E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina. e non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo  Onnipotente, rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò. E fu povero e ospite e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli. E quando gli uomini li facessero arrossire e non volessero dare loro l'elemosina, ne ringrazino Iddio, perché per tali umiliazioni riceveranno grande onore  presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo."  San Francesco d'Assisi, Regola non bollata, Capitolo IX,  "Del chiedere l'elemosina", Fonti Francescane 29,30,31


Per la Parrocchia di Aleppo in Siria



Mezzi di trasporto:
Passante Ferroviario (Garibaldi), Linea MM 5 Lilla (Garibaldi). Linea MM 2Verde (Garibaldi), Ferrovie Trenord (Garibaldi), Tram 2-4

giovedì 17 settembre 2015

17 settembre - Impressione delle stimmate di San Francesco -Ore 20 Santa Messa

Adoriamo Cristo Re crocifisso , che insignì Francesco delle sacre stimmate


Inno

Nel silenzio della Verna
si rinnova in San Francesco
il mistero della Croce

Mentre in estasi contempla
la Passione del Signore,
vien dal cielo una gran luce:

Un celeste Serafino
rivestito di sei ali, 
inchiodato sulla croce.

Riconosce il Poverello
il Signore Crocifisso:
cresce il fuoco nel suo cuore.

Cinque raggi hanno colpito
mani, piedi e il suo costato:
son le stimmate di Cristo.

O mirifico portento:
è visibile nel servo
la figura del Signore.

O glorioso san Francesco
dona ai figli di seguirti
nel dolore e nell'amore.
Amen



venerdì 3 aprile 2015

San Francesco e la Pasqua


Se proviamo a ricercare nella Scritti  di san Francesco quando e come egli parli della Pasqua, emerge una certa qual assenza di riferimenti espliciti alla risurrezione.
La parola resurrezione (resurrectio), infatti, ritorna una sola volta, per indicare la scadenza che pone fino al digiuno quaresimale ("fino alla resurrezione del Signore"), e quindi con un significato poco rilevante per la nostra indagine; mentre il verbo risorgere (resurgo) ritorna una volta sola, nel salmo di nona dell'Ufficio della Passione, questa volta però con un versetto significativo.
Anche la parola Pasqua (Pascha) ritorna solo due volte, una per indicare ancora la fine del digiuno quaresimale, ed una volta per indicare il gesto di Gesù, che "prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli e, prendendo il pane rese grazie, lo benedisse..." e quindi con un significato piuttosto riferito all'eucaristia. 
La prima impressione è quindi quella di una certa assenza del riferimento esplicito al tema della resurrezione: anche quando Francesco (un paio di volte negli Scritti) fa una specie di riassunto della storia di Gesù, non fa cenno esplicito alla resurrezione e insiste piuttosto sulla sua morte per noi. D'altra parte, è ovvio che Francesco conosce e crede la realtà della risurrezione del Signore; ma piuttosto che affermarla direttamente, egli preferisce dichiararla implicitamente, parlando molte volte del Signore glorioso e risorto, colui che oggi è vivente e salvatore. In articolare Francesco è convinto che due aspetti contraddistinguano la presenza di cristo vivente oggi: egli parla nel Vangelo ed è presente e agisce nell'eucaristia. La parola (soprattutto il Vangelo, ma in verità tutta la Bibbia) e il sacramento dell'eucaristia, infatti, sono costantemente presenti nell'esperienza di Francesco, e ad essi egli si riferisce esplicitamente molte volte.
L'espressione "come dice il Signore nel Vangelo" ritorna innumerevoli volte negli Scritti, in particolare nelle Regole; in tale espressione bisogna notare che  il verbo usato da Francesco è sempre rigorosamente al presente (dice, non disse), perché è oggi che Cristo parla nel Vangelo e non si tratta del ricordo di quanto egli disse tanto tempo fa, quanto di ciò che egli oggi dice a chi lo ascolta con fede. Egli può parlare oggi semplicemente perché è il risorto, e dunque è vivo oggi.  Un episodio biografico che bene illustra questa convinzione di Francesco è quello narrato dal Memoriale (Vita seconda) del Celano, dove alla domanda di Bernardo, che vuole condividere la sua vita e gli chiede cosa fare, Francesco risponde: "Prendiamo il libro del Vangelo e chiediamo consiglio a Cristo"; la triplice apertura del Vangelo gli rivela la volontà di Cristo proprio perché egli è il risorto, vivente e parlante nell'oggi di ogni credente.
L'altra forma di presenza del risorto è legata all'eucaristia; ed è il passaggio dall'attenzione alla presenza di Cristo nel Vangelo a quella nel sacramento è più che legittimo, perché ritorna spesso nei testi di Francesco e perché è in profonda sintonia con la fede cristiana. Tra i diversi testi nei quali Francesco parla dell'eucaristia fermiamo l'attenzione sulla Lettera a tutto l'Ordine, dalla quale riprendiamo alcune espressioni che fanno intendere che la presenza del Cristo nell'eucaristia è la presenza del risorto vivente oggi:
"Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo; se il Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo! Tutta l'umanità trepidi, l'universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. [...] Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, l'uno, per amore di carità, si accontenti dell'ascolto della celebrazione dell'altro sacerdote, poiché il signore Gesù Cristo riempie presenti ed assenti che sono degni di lui. Egli, infatti, sebbene sembri essere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non conosce detrimento di sorta, ma uno ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen."
In questo testo possiamo sottolineare che la presenza di Cristo nell'eucaristia rimanda anzitutto a "Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo"; si tratta di un riferimento esplicito alla condizione gloriosa del risorto, attribuita al Cristo presente nel sacramento. Saggiamente, l'ultima edizione delle Fonti Francescane ha preferito tradurre il latino victurum con vivente piuttosto che con vincitore: il vocabolo latino permette tutte e due le versioni, perché victurus è participio futuro sia di vivere che di vincere, ma nel nostro caso l'opposizione a morituro sostiene questa interpretazione. 
Anche l'invito ad un'unica celebrazione della Messa conduce Francesco ad affermare l'azione attuale di Cristo, che agisce nel presente, perché "uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito". Non solo nell'eucaristia è presente il Signore risorto, ma la sua presenza e azione ci permette di entrare in comunione vera con tutta la santa Trinità. 
In questa Pasqua 2015, anche noi ascolteremo la parola del Vangelo e potremo accostarci al sacramento dell'eucaristia: Francesco ci insegna che questi sono i mezzi con cui il Risorto si fa presente oggi per noi.
Quale grazia ci è donata con la Parola e il sacramento: poter incontrare il Risorto! Nasce nel cuore lo stupore e il rendimento di grazie per un tale dono; e forse anche un po' di gratitudine verso il nostro fratello san Francesco, che ci aiuta a scoprire un tale mistero.
fr. Cesare Vaiani
Tratto da Sant'Antonio
BOLLETTINO DEL SANTUARIO
 DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
N.1 MARZO 2015
(in distribuzione presso il santuario)



giovedì 9 ottobre 2014

Milano, giovedì 16 ottobre 2014 - Corso di Spiritualità Francescana "La via di Francesco" guidato da fra Cesare Vaiani - Centro Qiqajon, Via Carlo Farini 17

     Ogni terzo giovedì del mese alle ore 21,00, a partire da giovedì 16 ottobre 2014, e fino a maggio 2015,  si terrà un 

Corso di spiritualità francescana

"La via di Francesco"

     Si tratta di un ciclo di appuntamenti dedicati all'approfondimento della figura di san Francesco d'Assisi e del suo carisma guidati da fra Cesare Vaiani.


     Sede degli incontri sarà il Centro Qiqajon di via Carlo Farini, 17 di fronte al Santuario Basilica di Sant'Antonio di Padova di Milano (occorre attraversare la strada sulla quale si trova la chiesa).

     Mezzi di trasporto: Stazione FS Milano Porta Garibaldi, Passante ferroviario Milano Porta Garibaldi, M2 Porta Garibaldi, M5 Porta Garibaldi, ATM linee 2, 4, 7, 37,  fermata Farini/Ferrari.







lunedì 29 settembre 2014

3 e 4 ottobre 2014 - Festa di San Francesco di Assisi - Santuario Sant'Antonio, Milano - Via Carlo Farini 10



3 ottobre - Commemorazione del Transito di San Francesco:
ore 18,00 VESPRI
ore 18,30 SANTA MESSA - Transito

4 ottobre - San Francesco d'Assisi 
ore 18,30 SANTA MESSA, seguono Vespri

ORAZIONE
O Dio, che nel Serafico Padre San Francesco, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo, concedi a noi di seguire il tuo Figlio nella vita del vangelo e di unirci a te in carità e letizia.




IL GESU' DI FRANCESCO

Con l'inizio di ottobre ritorna la festa di san Francesco, cara a tutti noi francescani e a quanti frequentano il nostro Santuario. Vogliamo riflettere brevemente su quale è l'immagine di Gesù che ha particolarmente colpito Francesco. Infatti, se pure è vero che Gesù Cristo è lo stesso per tutti i cristiani, è altrettanto vero che ognuno di noi ne ha una percezione personale: in questo senso si può parlare del "Gesù di Francesco", indagando quali aspetti del mistero di Cristo lo hanno più colpito.
Una conoscenza spirituale di Gesù Cristo.
La chiave di accesso per entrare nella conoscenza di Gesù Cristo ci è fornita secondo Francesco, dallo Spirito del Signore: è solo aprendosi all'azione dello Spirito santo che si può entrare in un rapporto vivo con Gesù, incontrato come una persona viva oggi, e non semplicemente come un personaggio storico vissuto tanto tempo fa. Se ci pensiamo bene, è questa la differenza tra la conoscenza di Gesù e quella di altri personaggi storici: con Gesù mi rapporto sapendo che è vivo oggi, mentre degli altri parlo come di persone del passato. Questa differenza è resa possibile dall'azione dello Spirito, come insegna Francesco, nell'Ammonizione 8 quando afferma: "Dice l'Apostolo: "Nessuno può dire: Signore Gesù, se non nello Spirito Santo", dimostrando così di avere ben presente l'importante affermazione di san Paolo (1 Cor 12,3) che riconduce all'azione dello Spirito il riconoscimento di Gesù come Signore, cioè risorto e vivo.
Possiamo capire meglio l'importanza di questo tema rileggendo l'Ammonizione 1, che descrive due atteggiamenti, quello del vedere e quello del vedere e credere. Francesco afferma  che come i contemporanei di Gesù dovevano passare dal vedere un semplice uomo al vedere e credere che era il Figlio di Dio, così noi oggi, davanti al pane consacrato, dobbiamo passare dal vedere del semplice pane al vedere e credere che è il corpo di Cristo. 
Francesco afferma che questo passaggio, che è la fede, viene suscitato in noi dallo Spirito del Signore: è per l'azione dello Spirito dunque che possiamo riconoscere davvero Gesù in maniera "spirituale". Al "vedere secondo l'umanità" è contrapposto il "vedere e credere secondo lo Spirito e la divinità", dove lo Spirito svolge il suo ruolo; allo stesso modo, alla "vista con gli occhi del corpo" si contrappone il "contemplare con gli occhi spirituali".
Questi "occhi spirituali" non sono solo gli "occhi interiori", quasi che "spirituale" sia sinonimo di "interiore, intimo, profondo"; sono spirituali per riferimento allo Spirito santo, lo Spirito del Signore, e la conoscenza "spirituale" di Gesù Cristo è quella che si attua mediante il suo Spirito.

Il corpo e il sangue del Signore e le sue sante parole
Già il riferimento all'Ammonizione 1 ci ha fatto incontrare con una caratteristica della fede di Francesco in Gesù: quando egli deve parlare di Gesù, spesso si riferisce al sacramento dell'Eucarestia e alle sante parole del Signore. Sembra quasi che Francesco non voglia mai parlare di fede in termini generici, ma scelga piuttosto di far sempre riferimento alle forme specifiche che tale fede assume: l'eucarestia e le sante parole.
Nasce così una importante considerazione: Francesco è consapevole che noi non possiamo "inventarci"  una immagine di Gesù come meglio ci aggrada, ma dobbiamo sempre tenere fermo il riferimento "oggettivo", costituito dalla Parola e dal Sacramento. Non si tratta di un rischio da poco: sappiamo bene che sempre l'uomo religioso è tentato di "costruirsi" la propria immagine di Dio. Francesco, con la sua caratteristica di riferirsi sempre al sacramento del Corpo di Cristo e alle sue sante parole, è modello di un credente che accoglie l'oggettiva immagine di Cristo e non si inventa, a suo piacere, un "amico immaginario" cui dare il nome di Gesù.
Ognuno di noi può chiedersi se, anche per noi, la Messa cui partecipiamo e la Parola di Dio che ascoltiamo riescono a influire sulla nostra immagine di Gesù.

Gesù rivela l'umiltà di Dio
Accogliendo l'immagine di Gesù quale si rivela nell'eucarestia e nelle sante parole, Francesco viene colpito da una caratteristica che egli stesso definisce "l'umiltà di Dio":  "O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate fratelli, l'umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori" (LOrd 26-29: FF 221).
Questa umiltà di Dio è il tratto che più ha colpito Francesco nella figura di Gesù, anche al di fuori dei testi con riferimento eucaristico, tanto da poter dire che "il Gesù di Francesco" è quello dell'abbassamento. dell'umile dono di sé, della lavanda dei piedi.
E' il Signore Gesù "che offrì la sua vita per le sue pecore, e pregò il Padre per noi" (2Lf 56: FF 201); di lui Francesco dice che "questo Verbo del Padre, così degno, così santo, così glorioso... dal grembo di Maria ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità. Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà" (2Lf 4-15: FF 181-185).
Il Gesù cui Francesco pensa è il "Figlio del Dio vivo, onnipotente, che rese la sua faccia come pietra durissima, né si vergognò, ma fu povero e ospite e visse di elemosine, lui e la beata Vergine e i suoi discepoli" (Rnb 9, 4-5: FF 31), quel Signore che esercita la sua signoria lavando i piedi ai discepoli, in un gesto che ha colpito assai Francesco, che ne parla per indicare il modello del rapporto tra superiori e sudditi.
Bisogna ben sottolineare che l'umiltà e l'abbassamento che ha colpito Francesco resta, tuttavia, l'umiltà di Dio, di Colui che è Dio con il Padre, e che Francesco vede sempre in relazione col Padre e con lo Spirito santo. E' proprio perché colui che si umilia è il Figlio di Dio che il suo gesto di abbassamento assume un significato importante: non si viene colpiti dalla bassezza di quanto è destinato a restare in basso, ma dall'abbassamento di Colui che, per natura, è uguale al Padre. Nel contemplare l'umiltà di Dio, Francesco coglie in un solo, profondissimo sguardo, sia l'altezza che l'abbassamento, sia lo splendore della gloria del Figlio unigenito che la scelta di "minorità" da lui compiuta, nascendo come ultimo e minore tra gli uomini.

La sequela e l'intimità con Gesù Cristo
Una tale immagine di Gesù dà origine allo stile della sequela di Francesco, che si impegna proprio nel condividere la minorità di Gesù. La scelta di vivere "senza nulla di proprio", che caratterizza la vita di Francesco d'Assisi, esprime la sequela di quel Gesù che per noi si è fatto povero. La povertà diventa dunque la capacità di assumere, nello Spirito, il medesimo atteggiamento di Gesù, come Francesco lucidamente afferma nell'ultima volontà scritta per santa Chiara, ormai verso la fine della sua vita: "Io, frate Francesco piccolo, voglio seguire la vita e la povertà dell'altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima madre e perseverare in essa sino alla fine".
L'immagine di Gesù che ha colpito Francesco caratterizza la sua sequela attraverso la scelta di essere fratello e minore, per seguire Lui, che si è fatto nostro fratello e sta in mezzo a noi come colui che serve.
Anche noi potremo seguire l'esempio di Francesco, diventando fratelli minori di coloro che incontriamo.
Tratto da Sant'Antonio
BOLLETTINO DEL SANTUARIO
 DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
N.3 LUGLIO-SETTEMBRE 2014
(in distribuzione presso il santuario)

lunedì 9 dicembre 2013

FESTE NATALIZIE 2013 - Orari delle celebrazioni nel Santuario Basilica di S. Antonio di Padova , Via Carlo Farini, 10, Milano - FRANCESCO E IL PRESEPE DI GRECCIO

FRANCESCO E IL PRESEPE DI GRECCIO

Tutti conosciamo l'episodio del Natale di Greccio, quando Francesco volle celebrare in un modo nuovo la natività del Signore. Egli si rivolse ad un suo nobile amico, di nome Giovanni, signore della località di Greccio, e gli chiese di poter "vedere con gli occhi del corpo" la povertà e i disagi in cui era nato il Signore.


Fu dunque disposto il luogo per la celebrazione della veglia e della messa di mezzanotte, cui fu invitata la popolazione dei dintorni, che accorse festosa insieme ai frati, portando torce e fiaccole: si trovò una grotta, si dispose del fieno su una greppia che fungeva da altare, si collocarono accanto a quell'improvvisato altare l'asino e il bue, e si celebrò l'eucaristia, durante la quale Francesco stesso cantò il Vangelo e predicò su Gesù Re povero e su Betlemme città piccolina. Il racconto del biografo si conclude narrando anche la visione di un uomo presente, che vide Francesco risvegliare dal sonno un bambinello addormentato, prendendolo tra le braccia. 
Questo Natale che san Francesco volle celebrare a Greccio è spesso ricordato come l'invenzione del presepio. In verità, di un presepio piuttosto singolare si tratta: è infatti un presepio senza statue. Francesco fa preparare la grotta e la mangiatoia, fa condurre il bue e l'asino, e in quella "scenografia" viene celebrata l'eucaristia, sopra la mangiatoia.  E' l'eucaristia che sta al centro, e questo per una convinzione profonda di Francesco, sulla quale vale la pena di soffermarsi, perchè manifesta un aspetto importante del Natale, secondo l'intuizione del poverello.
Egli è infatti convinto che l'eucaristia ripete, in qualche modo, il mistero dell'Incarnazione, che contempliamo nel presepio di Betlemme; e su questo tema ritorna più di una volta nei suoi Scritti, che insistono su questo parallelismo tra incarnazione ed eucaristia.
Così Francesco si esprime nell'Ammonizione I (vv. 16-21: FF 144): "Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del padre sull'altare nelle mani del sacerdote". Secondo queste parole di Francesco, l'eucaristia riattualizza l'incarnazione nel grembo di Maria, con un chiaro parallelo tra i due eventi: "come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine".
Come l'incarnazione rende visibile il Dio invisibile, così avviene nell'Eucaristia, della quale più volte Francesco sottolinea che è il modo in cui è possibile "vedere corporalmente" qualcosa del Signore Dio (così nel Testamento 10: FF 113 o nella Lettera ai Chierici 3: FF207). La verità della carne di Cristo continua nel sacramento.; e la stessa fede che era richiesta ai contemporanei di Gesù per riconoscere in quella carne il Figlio di Dio, è richiesta oggi a noi per riconoscere nell'eucaristia il suo corpo e sangue. Quando parliamo di incarnazione, dunque, non è solo un fatto lontano: ci è accessibile anche oggi nell'eucaristia.
Accogliamo allora questo invito di Francesco a vivere il Natale di Gesù ogni volta che celebriamo l'eucaristia: per noi sarà un bel modo di condividere con san Francesco lo sguardo adorante e la gioia semplice che egli visse a Greccio.
Ma possiamo osservare anche altri aspetti che emergono dall'episodio di Greccio. Secondo Tommaso da Celano, il biografo che per primo ci narra quell'episodio, Francesco spiega così il suo intento al nobile amico Giovanni: "Se desideri che celebriamo a Greccio la presente festa del Signore, affrettati a precedermi e prepara diligentemente quanto ti dico. Voglio infatti far memoria del Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come fu posto sul fieno tra il bue e l'asino". Da queste parole, emerge che l'oggetto primo dell'interesse di Francesco è la povertà di Gesù e i disagi di quello straordinario neonato. La semplicità - povertà - umiltà che risplende nella scena di Greccio, prima ancora di essere quella di Francesco, è quella di Gesù. La povertà radicale, che affascina Francesco e che lo muove a mettere in piedi tutta questa "sceneggiata", è l'incarnazione del Figlio di Dio, che da grande e immenso si fa povero e piccolo.
Francesco ci invita così a lasciarci conquistare dalla povertà di Gesù: sarà questa la via per diventare anche noi un po' più poveri.
Le parole di Francesco manifestano anche la volontà di "far memoria" (il latino dice proprio "memoriam agere"), usando un'espressione che è tipica del mistero cristiano celebrato nella liturgia, quando obbediamo a Gesù che ci ha detto "fate questo in memoria di me". Si tratta di un compito essenziale della fede, che per certi versi è proprio un continuo far memoria del Signore Gesù. Il contrario della memoria è la dimenticanza, e sappiamo bene che il rischio dell'oblio è attualissimo, tipico del nostro tempo moderno: quella dimenticanza che si nasconde dietro la superficialità, l'esteriorità, l'incapacità di fermarsi che spesso contraddistingue la nostra vita travolta dagli impegni. Il proposito di Francesco, che voleva "far memoria" del signore nato a Betlemme, ci provoca e ci interroga: quanto la nostra fede è capace di far memoria del Signore nel tempo di oggi, con la stessa efficacia e creatività?
Merita attenzione anche il proposito, espresso da Francesco di "vedere con gli occhi del corpo" i misteri del Signore. Da questa esigenza nasce la volontà di rappresentare, con pieno coinvolgimento dei cinque sensi: la vista (le luci, le torce e le fiaccole di quella notte, l'ambientazione stessa della grotta, dell'asino e del bue), l'udito (i canti armoniosi dei frati e del popolo, il canto del Vangelo), il tatto (la visione del bimbo risvegliato e preso in braccio), addirittura il gusto (con Francesco che, secondo il biografo, si lecca le labbra ogni volta che pronuncia il nome di Gesù, quasi ad assaporarne la dolcezza). E possiamo pensare che anche l'olfatto avesse la sua parte, se non altro per la presenza degli animali accanto all'altare!  Coinvolgimento totale, di tutto l'uomo, di tutte le capacità sensoriali e recettive dell'uomo, un coinvolgimento che diventa annuncio ed evangelizzazione. Forse per noi è anche un invito a rivedere l'intellettualismo di tanti modi di annunciare il vangelo o anche di pregare. Siamo invitati da Francesco a non avere paura dei sensi, ma a sviluppare un sano rapporto con i nostri sensi, quelli corporei e quelli spirituali, scoprendo così che gli uni rimandano agli altri.
Il presepio di Greccio è anche un chiaro invito a lasciare più posto alla creatività e alla novità, senza aver paura di quel che non si è mai fatto: nessuno aveva mai celebrato il Natale in quel modo, eppure l'intuizione geniale di Francesco diventa generatrice, se non del presepio in assoluto, certo della capacità di dare corpo alla rappresentazione, come il genio cristiano ha saputo fare nel corso dei secoli, in tante forme artistiche. Dare spazio anche ai sentimenti, senza avvilirci in celebrazioni seriose, ma con la capacità di dar voce alla gioia e al canto, alla celebrazione festosa, alla bellezza, da godere con tutti i sensi.  E infine, forse soprattutto a noi francescani, ricorda anche che la povertà è bella: è anche esteticamente bella. A Greccio tutto parla di povertà, di semplicità, di mezzi molto poveri: eppure risplende sovrana la bellezza. Riusciremo anche noi a essere fedeli a questa "estetica della povertà" che Francesco ci insegna con eleganza e con semplicità, e che noi francescani siamo chiamati a testimoniare nel mondo di oggi, e anche nella chiesa di oggi, troppo spesso sovraccarica di inutili orpelli?


fr. Cesare Vaiani


Tratto da 
Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 4/2013 -  OTTOBRE -DICEMBRE
in distribuzione presso il Santuario.




CORO DI NATALE
Natale, Amore senza tempo

Coro dell'Università degli Studi di Milano Bicocca
Brani di G.P.da Palestrina, J. Pachelbel, G.F. Haendel, G. Fauré, G. Brahms, H. Berlioz, B. Britten, J. Rutter, 

Organo: Stefano Borsatto
Direttore: Alessandra Zinni

Domenica 15 dicembre ore 16,oo
Basilica di S. Antonio di Padova via Carlo Farini ,10 Milano

Ingresso libero






ORARI DELLE CELEBRAZIONI NELLE FESTE NATALIZIE 2013/2014

MARTEDI' 24 DICEMBRE
18,30 S. Messa prefestiva
23,15 Veglia di preghiera / 24,00 S. Messa della natività

MERCOLEDI' 25 DICEMBRE, NATALE DEL SIGNORE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina

DOMENICA 29 DICEMBRE, SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina


MARTEDI' 31 DICEMBRE
18,30 S. Messa di fine anno e canto del Te Deum 

MERCOLEDI' 1 GENNAIO, MARIA MADRE DI DIO
GIORNATA DELLA PACE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 
Dopo la messa vespertina, esposizione del Santissimo Sacramento, adorazione e celebrazione dei Vespri con canto del Veni Creator Spiritus.

DOMENICA 5 GENNAIO, II DOPO NATALE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina

LUNEDI' 6 GENNAIO, EPIFANIA DEL SIGNORE
SS. Messe ore 7,3o/9,00/10,30 / 12,00 / 18,oo
Lodi mattutine ore 8,30 / Vespri dopo la messa vespertina


Se vuoi fare un'offerta puoi utilizzare il CCP 23390206 - Convento sant'Antonio
via C. Farini, 10 - 20154 MILANO - tel.\ fax: 02-6551145





domenica 6 ottobre 2013

Milano, giovedì 20 febbraio 2014 ore 21,00 - Per conoscere Francesco d'Assisi - Incontro presso Centro Qiqajon, Via Carlo Farini, 17

Ogni terzo giovedì del mese alle ore 21,00, a partire da giovedì 17 ottobre 2013,  si terrà un incontro di formazione francescana, aperto a tutti, presso il Centro Qiqajon di via Carlo Farini, 17 di fronte al Santuario Basilica di Sant'Antonio di Padova di Milano (occorre attraversare la strada sulla quale si trova la chiesa).

Argomento degli incontri


Per conoscere  Francesco d'Assisi

Gli incontri saranno guidati da fr.   Cesare Vaiani, dell'Ordine dei Frati Minori del Convento Sant'Antonio di Padova Milano.

Mezzi di trasporto: Stazione FS Milano Porta Garibaldi, Passante ferroviario Milano Porta Garibaldi, M2 Porta Garibaldi, ATM linee 2, 4, 7, 37, 70 fermata Farini/Ferrari.






SAN FRANCESCO, UN SANTO

Durante l'anno noi cristiani celebriamo la memoria di numerosi santi, che segnano con le loro feste il calendario liturgico; le feste dei santi si inseriscono come aiuole colorate di fiori lungo la strada maestra del ciclo settimanale, centrato sulla domenica, festa primordiale della liturgia cristiana, e dei tempi liturgici, che dall'Avvento al Natale, dalla Quaresima al tempo pasquale, celebrano il mistero di Cristo Signore. 
Anche la festa di San Francesco è una di queste presenze di santi nella liturgia della chiesa, e come ogni santo anche Francesco ci rimanda al mistero di Dio, glorioso nei suoi testimoni. Il culto cristiano dei santi e della Vergine Maria, infatti, non è centrato sul santo stesso, ma sull'opera di Dio che nei santi si rivela in maniera eminente. I primi ad esserne consapevoli sono i santi stessi: essi hanno sempre scoraggiato il fanatismo di chi guarda solo alla santità dell'uomo, dimenticando che l'agire umano rimanda sempre al mistero di Dio. Francesco stesso, così profondamente convinto che il bene che noi operiamo è solo del Signore, "perchè suo è ogni bene ed Egli solo è buono", ci insegna a riconoscere in ogni bontà e in ogni santità umana un rimando alla fonte del bene, che è Dio solo.
Questa visione dei santi intesi come manifestazioni del mistero di Dio ci mostra molteplici e diversi aspetti del suo mistero. Infatti, se è certamente vero che Dio è uno solo, pure i modi di rivelarlo, realizzati dalle vite dei santi, brillano per la loro inesauribile varietà. Altro è il modo di manifestare Dio realizzato da san Francesco e altro è il modo di sant'Antonio, altro è il modo di Chiara d'Assisi e altro il modo della sua amica santa Agnese di Boemia. Sono certamente tutti santi, talvolta sono perfino vicini nel tempo e nell'ispirazione spirituale, ma ognuno di essi ha caratteristiche proprie, che fanno risplendere un aspetto diverso del ricco mistero di Dio. Questa varietà di accenti spiega anche perchè ha senso celebrare numerosi santi: se fossero tutti uguali nella loro santità, basterebbe celebrare un'unica festa! Invece la Chiesa, nella sua materna saggezza, ci fa guardare ora all'uno, ora all'altro, sottolineando diversi aspetti esemplari, utili a guidare ciascuno di noi nel cammino verso Dio.
Quello che la vita di Francesco testimonia in maniera speciale è l'azione dello Spirito del Signore. Francesco stesso dice nella Regola che ha scritto per i suoi frati, che ciò che dobbiamo desiderare sopra ogni cosa è di "avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione". Se dice che lo dobbiamo desiderare "sopra ogni cosa", vuol dire che lo ritiene davvero importante!
E' lo Spirito di Dio, infatti,  che suscita nel cuore dell'uomo la fede e l'amore; non siano noi che, da noi stessi, possiamo darci la fede o la carità. Solo aprendoci alla Sua azione sentiamo crescere nel nostro cuore la capacità di dire  "Credo" e la forza per dire "Amo".
L'azione dello stesso Spirito del Signore ci rende una cosa sola con il Figlio di Dio, Gesù, e dunque ci fa entrare in relazione filiale con Dio, Padre di Gesù e padre nostro; la conseguenza di questa azione dello Spirito  è che, rendendoci figli nel Figlio, egli ci fa fratelli fra noi, fratelli minori alla stessa maniera in cui Gesù si è fatto nostro fratello e nostro servo. Nasce così la fraternità, quel rapporto da fratelli che vediamo realizzato così bene in "frate Francesco": possiamo notare che Francesco scelse per sè e per i suoi frati il nome di "frati minori",  che sottolinea un modo di essere fratelli.
Francesco ci insegna anche che lo Spirito del Signore, facendoci riconoscere che ogni bene è di Dio, ci guida all'espropriazione e ci fa abbracciare la povertà del cuore. La povertà consiste prima di tutto in una dimensione del cuore, che non si appropria di nulla, nè delle cose nè delle persone, e che riconosce nei beni di questo mondo i doni di Dio, che vanno a Lui restituiti con riconoscenza e con gioia.
E' lo Spirito che rende "spirituale" il nostro ascolto del Vangelo, nel quale ci parla il Signore Gesù; se non ci apriamo all'azione vivificante dello Spirito leggiamo il Vangelo come un libro morto, mentre la forza dello Spirito ci permette di cogliere oggi la voce viva di Gesù. Francesco lo aveva capito bene, lui che molte volte usa l'espressione "come dice il Signore nel Vangelo" e non "come disse il Signore": usa il verbo al presente, perchè lo Spirito rende attuale quella parola di Gesù. 
Infine, Francesco, che ci invita ad "avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione", ci ricorda che l'effetto della presenza dello Spirito è proprio la sua "santa operazione", cioè un agire geniale e intraprendente, per realizzare quello che il Signore ci suggerisce.  Non c'è nulla di più pratico di un uomo spirituale: la spiritualità cristiana non è qualcosa di astratto e disincarnato, ma qualcosa che ha a che fare con la vita e con la pratica o, come dice Francesco,  con la "santa operazione".
Celebrando la festa di San Francesco, dunque, guardiamo alle caratteristiche specifiche della sua santità, e ne raccogliamo l'ammaestramento spirituale, che egli ha espresso anzitutto con la vita, ma anche con la sua dottrina, attraverso gli insegnamenti raccolti e tramandati dai suoi scritti e dalle sue biografie. 
Va tuttavia aggiunto che secondo la prospettiva cattolica i santi non sono solo modelli e maestri di vita cristiana; essi sono anche intercessori, che possono darci una mano presso Dio ed aiutare il nostro cammino umano. E' vero che, tante volte, per i bisogni concreti della nostra vita ci rivolgiamo più a sant'Antonio, grande intercessore di miracoli presso Dio; ma se vogliamo chiedere qualcosa che aiuti il nostro progresso spirituale, forse sarà bene ricorrere a san Francesco, dal quale possiamo imparare soprattutto ad "avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione". 


Tratto da Sant'Antonio N. 3 LUGLIO-SETTEMBRE 2013
BOLLETTINO DEL SANTUARIO DI SANT'ANTONIO DA PADOVA
20154 MILANO - VIA FARINI 10
in distribuzione presso il Santuario  

Milano, Via Carlo Farini, 10 
Santuario di Sant'Antonio di Padova
Convento dei Frati Minori
Ex Chiesetta dell'Immacolata