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sabato 6 luglio 2013

Sant'Antonio fra terra e cielo - Basilica Santuario Sant'Antonio di Padova a Milano


Chissà quante persone hanno visto la statua di Sant'Antonio da quando, nel lontano 1930, fu collocata sopra il campanile del santuario! Stranamente orientato verso il nord, verso la periferia di Milano, verso i quartieri che si sarebbero sviluppati negli anni successivi, sant'Antonio guarda verso il futuro, verso e oltre i confini, uomo di frontiera.
Dall'alto del campanile continua a dominare con un colpo d'occhio miriadi di persone. La gente del quartiere di Porta Volta, che nei decenni si era fatta sempre più popolosa, tanto da richiedere che il nostro santuario diventasse parrocchia per questa zona della città, ma che poi ha iniziato a lasciare gli spazi delle abitazioni a uffici e banche, atelier di moda e negozi di modernariato, mentre i cinesi, dalla vicina Chinatown di via Paolo Sarpi si sono estesi fino a qui. I tanti poveri che ogni giorno si danno appuntamento al Centro S. Antonio, per trovare una persona amica a cui affidare le proprie miserie, un pasto caldo, dei vestiti dignitosi che la generosità anonima di tante persone consente di raccogliere nel guardaroba del Centro. I fedeli di ogni età, classe sociale e nazione che raggiungono il santuario per incontrare Dio nella preghiera e parlare con un frate,  confessarsi e ricevere la benedizione dell'Onnipotente. I numerosi malati che hanno bisogno di cure ed esami medici presso la sede dell'ASL, proprio di lato al santuario. Coloro che si recano a trovare i loro cari defunti al Cimitero Monumentale, ma anche i tanti turisti che lo visitano come gioiello di architettura e scrigno di opere d'arte.
E poi i passanti che sostano per prendere il tram all'inizio della via, i bambini che riempiono di gioia il cortile di Qiqajon, le giovani modelle che si recano per il casting in via Maroncelli, le studentesse del Pensionato delle suore Stimmatine e gli studenti del Pensionato del nostro convento, gli impiegati e le segretarie che escono dagli uffici per la pausa pranzo, gli zingari che chiedono l'elemosina sul sagrato e al semaforo. E poi il popolo della notte, che parcheggia con fantasia lungo i marciapiedi di via Farini e davanti alla chiesa, perchè siamo a due passi da Corso Como e dai locali di tendenza della Milano che non dorme.
E poi ancora tanti tantissimi uomini e donne, che in questi decenni sono semplicemente passati di qua per caso, sono venuti apposta per un motivo importante o si sono fermati per più tempo, facendo del santuario e del convento il loro punto spirituale di riferimento. Quante persone, quante storie, quanti intrecci di vite ha visto sant'Antonio di lassù. Mi piace pensare che ne abbia parlato con Gesù, che tiene tra le braccia, indicandogli tutti quei volti che anche senza saperlo sono passati sotto il suo sguardo.
"Guarda, Gesù, quante persone passano laggiù. Sono spesso di fretta, con il loro bagaglio di preoccupazioni, di ansie per il futuro, di inquietudini. C'è anche qualche persona allegra, ma la maggior parte no, non lo è.  Qualcuno butta l'occhio verso di noi e ci manda una preghiera. Non ascoltare quelli che, feriti dalla vita o troppo facili all'arrabbiatura, ti insultano maledicendoti. Sii per tutti loro quello che sei stato per me, dolcissimo Bambino Gesù: il sorriso d'amore di Dio. Prenditi cura di loro e di tutti i loro cari  e, abbracciandoli con affetto, manda su di loro la tua benedizione".
In mezzo alla città che cresce vorticosamente verso l'alto, aggressiva metropoli di grattacieli e di boschi verticali, versione postmoderna dei giardini pensili di Babilonia, al limitare del centro storico e della periferia, in un crocevia di linee di comunicazione popolate da persone spesso non comunicanti, sant'Antonio è lì. Semplicemente sta lì, fra la terra e il cielo, segno silenzioso ma eloquente della misericordia di Dio e della sua tenerezza d'amore, faro luminoso di accoglienza verso tutti e messaggero di pace e di bene.

fr. Ernesto Dezza
Rettore del Santuario

Tratto da 
Sant'Antonio, Bollettino del Santuario di Sant'Antonio da Padova
Via Carlo Farini, 10 -  Milano
Tel. 02.65.51.145 
numero 2/2013 -  APRILE -GIUGNO
in distribuzione presso il Santuario.




sabato 23 febbraio 2013

MILANO - QUARESIMA E PASQUA 2013 - Basilica Santuario S. Antonio di Padova, Via Carlo Farini, 10, Milano

QUARESIMA E PASQUA 2013 - Calendario delle Funzioni religiose nel Santuario Basilica di S. Antonio di Padova , Via Carlo Farini, 10, Milano, dal 13 febbraio - MERCOLEDI' DELLE CENERI al 1 aprile 2013 - LUNEDI' DELL'ANGELO 
Calendario di Quaresima e Pasqua 2013
Basilica Santuario S. Antonio di Padova - Milano
Via Carlo Farini, 10
 (Zona Stazione Milano P.ta Garibaldi
Uscita dal Passante Ferroviario lato Cimitero Monumentale)
MM2 Garibaldi - Tram 4 - 70 - 2 - 37 
L'avviso è stato tratto da "S. Antonio"  N. 1 - GENNAIO -  MARZO 2013 
 BOLLETTINO DEL SANTUARIO DI SANT'ANTONIO DA PADOVA - VIA FARINI, 10 - TELEFONO 02.65.51.145 

Dallo stesso bollettino:



IL MISTERO DELLA CROCE

Solo uno sconfinato dolore.
La vicenda terrena di Gesù si chiude al tramonto della Parasceve, il giorno della preparazione.
Come un atto interrotto, come una storia incompiuta: si arresta prima che si inizi la grande preparazione della Pasqua. E appare in tutta la sua assurdità il dolore dell'umanità.
Gesù, figlio di Maria, muore giovane, senza soldi, senza lasciare eredi, senza amici.
Solo uno sconfinato dolore. Nulla sembra avere senso in questa morte di un innocente.
Non è forse la stessa vertigineche ci coglie di fronte alle nostre sventure?
Il corpo senza vita di Gesù, affidato alla devozione di due discepoli che fino allora si erano tenuti nascosti, come il corpo di tanti nostri fratelli e sorelle, crocifissi dalla sofferenza, resi muti dal dolore, ritorti su se stessi dalla depressione, piegati dall'angoscia per il domani. Corpi così affaticati da sembrare morti, perchè appesantiti dai colpi della vita.
Tutti noi conosciamo lo strazio di questi corpi, ne sperimentiamo la presenza, a volta nelle nostre stesse famiglie e comunità. E allora un primo modo per reagire al dolore è quello di prendersene cura, come Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo. Quei corpi ci sono affidati, perchè l'umana devozione verso il nostro simile ci impone di rispettarli, di accoglierli e, nella misura del possibile, di portare loro sollievo.
Ma non basta. Prima di morire, Gesù affida sua madre al discepolo amato e chiede al discepolo amato di accoglierla con sè. Sotto la croce nascono nuove relazioni, non contrassegnate dall'appartenenza a vincoli di sangue o a gruppi di potere.
Nuove relazioni nella fede. Se accettiamo di stare anche noi sotto la croce, e non di fuggire da essa, o di irriderla, o di svuotarla di valore, allora siamo come il discepolo amato, e Maria diventa nostra madre. La comunità dei discepoli di Gesù, quelli che prendono sul serio la croce, è una comunione di fratelli.
Oltre all'umana compassione che dovrebbe abitare il mio cuore di fronte al dolore altrui, come cristiano mi scopro fratello di chi soffre, e quindi a lui intimamente legato, solidale con lui. Non posso, e per un motivo ben più serio del solo buon cuore, far finta di niente.
Così l'umano dolore inizia a perdere la sua tragica fatalità e inizia a diventare catalizzatore di relazioni: mi avvicino all'altro per accoglierlo, per prendermene cura, per sostenerlo nella prova. Non serve che gli risolva il problema. Serve che non lo lasci solo.
Ma c'è ancora un passo ulteriore che posso fare. Gesù davanti a Pilato afferma : "Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".
Apparentemente la morte lo trascina nel baratro nel non-senso dell'assurdo.
Invece, colui che muore sulla croce dice: "è compiuto". Tutto è stato portato al compimento di senso, tutto ha colmato il suo significato ed è per il fatto che egli ha parole di verità. Anzi, è lui stesso "la verità". La sua vita terrena, non meno delle sue parole, dei suoi insegnamenti, delle sue parabole, la sua stessa vita è verità. "Ecco l'uomo".
Gesù, l'uomo per eccellenza, con la sua vita porta a compimento il senso della nostra vita di uomini e la mette completamente nella luce della verità.
Questa parola è dura, perchè noi viviamo di menzogne, di finzioni, di compromessi, di zone d'ombra. In particolare abbiamo fatto un patto con il diavolo per esorcizzare la morte, la sofferenza e lo scorrere inesorabile del tempo che passa.
Geù, il crocifisso, nella sua nudità ci rivela la nostra vulnerabilità; con la sua sofferenza ci rivela il nostro comune destino di creature segnate dalla debolezza fisica; con la sua morte ci rivela la nostra morte. Fa verità nella nostra vita. E ridona senso, senso pieno, compiuto, a una vita altrimenti fittizia, che ansima dietro agli idoli della giovinezza forzata, del benesserel a tutti i costi e dell'eterno presente. 
Allora lo sconfinato dolore acquista un significato. 
E' quello della nostra condizione umana restituita a se stessa, nella verità, nelle relazioni d'affetto, nella solidarietà.
Nel crepuscolo del Golgota la luce di Dio si raggruma dietro all'orizzonte di senso della nostra esistenza.
Eppure quella sera, considerata la preparazione della Pasqua, segna già il passaggio alla vita piena, nella luce della verità e dell'amore.
Attende solo, oltre il grande silenzio del sabato, di rivelarsi in tutto il suo splendore nell'aurora del dopodomani. Non oggi. Non domani.
Il dopodomani di ogni giorno, quando tutto sarà chiaro ai nostri occhi e al nostro cuore.

fr. Ernesto

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La croce del fonte battesimale
della Basilica Santuario di S. Antonio di Padova - Milano